Tre giorni a Istanbul

I miei tre giorni a Istanbul

Non potevo permettere che il post sui miei tre giorni a Istanbul restasse a ingiallire miseramente tra le pagine del blog. Non potevo lasciarlo lì, tra i post scritti quando il blog per me era ancora un passatempo e raccontare una città equivaleva ad assecondare una frenesia senza alcuna ombra di ragionamento. Anche perché qui si parla di Istanbul, quella che credo sia la cosa più bella che abbia visto finora nella mia vita. 

Tre giorni a Istanbul vaporetto

Una bellezza vera, autentica; una bellezza per davvero. Senza troppi preamboli e presentazioni. Qualcosa di stupefacente. Ecco, se mi chiedessero di associare un aggettivo a Istanbul probabilmente userei questo: stupefacente.

Osservandone il profilo all’ora del tramonto dal ponte di Galata risulta persino difficile credere che una tale meraviglia possa nascere dalla mano dell’uomo.

Tre giorni a Istanbul Moschea

I luoghi di preghiera

Quello che sto per dire sarà capitato di certo anche ad altri viaggiatori; ma quando ripenso ai miei tre giorni a Istanbul ricordo lo stupore cogliermi a ogni passo. Forse perché era la prima volta che mi spingevo così a Oriente, così come era la prima volta che entravo in una moschea. Stare con il naso all’insù per osservare i mille colori sulle pareti della Moschea Blu e della basilica di Santa Sofia e scoprire il profondo rispetto che ha la gente, lì, quando varca la soglia di un luogo sacro, è una delle emozioni più forti provate durante i miei viaggi.

Tre giorni a Istanbul Hagia Sofia

Tre giorni a Istanbul Moschea Blu

Istanbul e i suoi contrasti

Difficile, anzi impossibile non percepire quanto a Istanbul tutto è poesia: il canto del muezzin che rimbalza da una moschea all’altra, il volo dei gabbiani, il blu acceso di un mare così vissuto e attraversato.
Ad affascinare è persino il contrasto tra un quartiere come Uskudar, nel cuore della Istanbul più asiatica (e forse più autentica), con il suo emporio a cielo aperto, le sue strade ancora poco attraversate dai turisti, e i suoi vicoli dove i bambini assaltano le auto degli sposi per racimolare qualche spicciolo, e una passeggiata serale nella movida di Istiklal Caddesi, dove il velo in testa cede il passo a minigonne, tacchi e t-shirt di ispirazione americana e dove le vetrine dei negozi sembrano quelle di una qualunque capitale europea.
Uskudar e Istiklal Caddesi, due facce opposte della stessa meraviglia. Una differenza irresistibile della quale è impossibile non innamorarsi perdutamente.

Tre giorni a Istanbul Uskudar

Tre giorni a Istanbul piazza Taksim

A Istanbul è poesia persino il distacco che si avverte tra le aree più turistiche e gli edifici fatiscenti intorno al porto di Karakoy, che sembrano abbandonati (o forse lo sono davvero) al loro destino prima ancora che alla rovina del vento e della salsedine. Ma Istanbul è talmente bella che persino la decadenza le dona.
Perché si rimane così affascinati dai suoi colori: l’arancio del tramonto sul mare, le superfici brillanti degli oggetti tra le botteghe del Gran Bazar, l’arcobaleno verticale della scala di Gezi Park (che purtroppo è stata distrutta), le luci dei locali di Ortakoy, i muri delle case di un qualsiasi quartiere residenziale. 

Tre giorni a Istanbul Gran Bazar

Il cibo

Dei miei tre giorni a Istanbul non posso non rievocare il cibo, perché anche quello, in qualche modo, mi ha colpito: in particolare, l’accostamento tra il pane (o la sfoglia) e i ripieni più golosi mi ha ricordato tanto alcuni dei sapori che più amo della mia Sicilia. Così come la possibilità di fare spuntini più o meno abbondanti a ogni angolo della strada e a qualunque ora del giorno e della notte.
Istanbul vive sempre, non si stanca mai di vivere.

Perché visitare Istanbul

Bisognerebbe starci settimane, in questo luogo assetato di Europa ma aggrappato all’Asia.
Per capire come districarsi tra i vicoli nascosti dietro piazza Taksim dove persino i tassisti si perdono, per imparare a contrattare sull’acquisto di tappeti e lampade magiche, per fermarsi ad ascoltare il canto del muezzin e per osservare a lungo gli sguardi della gente. Perdersi nell’eterogeneità dei colori di quegli occhi, dei visi, dei tratti, così come nella varietà dei caratteri, in barba a qualsiasi pregiudizio e stereotipo.

Tre giorni a Istanbul Topkapi

Tre giorni a Istanbul scala colorata

Come sempre accompagno la scrittura alle foto. Ma più guardo i miei scatti di Istanbul e più mi rendo conto di quanto sia impossibile racchiudere in una immagine il fascino di una città simile. Un fascino profondo, proveniente dall’accostamento tra elementi visibili e spirituali così numerosi e diversi tra loro che è impossibile che entrino tutti in una fotografia. Ma neanche in un intero album.

 

 

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