Tenerife cosa vedere: itinerario emozionale tra nord, vulcano e città coloniali
Tenerife è arrivata in un momento in cui avevo bisogno di rallentare. Non di staccare, ma proprio di respirare con la calma un po’ stanca di chi arriva su un’isola dopo mesi complicati, sperando che la terra che lo accoglie gli lasci un segno, ma anche una possibilità.
Era stato così anche con Lanzarote, due anni prima, in un’estate che mi aveva messo alla prova più del previsto. Eppure, appena ho messo piede a Tenerife, ho capito che l’avrei vissuta in modo diverso: meno “isola” e più mondo, più stratificata, più popolata, più varia. Una di quelle mete che puoi immaginare come una possibile casa, perché ti offre città, mare, colline, quartieri vivi e un vulcano che non resta sullo sfondo, ma partecipa attivamente alla tua vita con la sua presenza.
Mi sono mossa in auto, ancora una volta con Cicar, servizio impeccabile di autonoleggio con cui mi ero trovata benissimo a Lanzarote. Guidare a Tenerife è diverso: autostrade ampie, traffico costante, curve che salgono e scendono, paesini che si susseguono veloci. Qui la dimensione dell’isola la percepisci meno, e il territorio ti svela tutto il suo carattere in un mosaico che alterna vento, umidità, nuvole basse e improvvisi lampi di sole.
E in questo clima incerto, che mi ha accompagnata per gran parte del viaggio, ho scoperto cosa vedere a Tenerife e perché non passa giorno senza che desideri tornarci.
Tenerife cosa vedere in una settimana di primavera
Puerto de la Cruz
Puerto de la Cruz è stata la mia casa. E quando un luogo diventa casa in pochi giorni, vuol dire che ha qualcosa di speciale. Ci ho dormito, ci ho cenato, ci ho camminato sotto la pioggia e sotto quel sole improvviso che spaccava le nuvole come una lama gentile. È una città che vive di contrasti: minuscola eppure densissima, turistica ma non invadente, ordinata ma con quell’aria lieve e salmastra che ammorbidisce tutto.
Lungo il mare si trova il Lago Martiánez, uno dei complessi più particolari progettati da César Manrique, il cui tocco avevo già conosciuto e amato a Lanzarote. Qui l’arte si fonde con vasche d’acqua salata che riflettono il cielo come specchi naturali, tra scorci di roccia vulcanica e geometrie bianche. Non c’è bisogno di immergersi nelle piscine per capire la magia del posto: basta sedersi, osservare, lasciarsi abbracciare dal vento.
Nel cuore del centro si trova Playa San Telmo, piccola, ruvida e bellissima, un frammento di vita locale incastonato tra le rocce.
A pochi passi, l’Eremo di San Telmo si affaccia sull’oceano come un piccolo guardiano bianco, semplice ed elegante, mentre la Plaza de Europa è una fortezza affacciata sul mare che sembra fatta apposta per respirare la città senza filtri.
Il lungo litorale è un susseguirsi di paesaggi: il Complesso Playa Jardín, immenso e verde, scolpito da Manrique con una naturalezza che rende difficile distinguere cosa sia stato modellato e cosa sia nato così; il Castillo de San Felipe, antica fortezza costruita per difendere la città dai pirati.
Plaza del Charco, e il labirinto di stradine che la avvolgono, è il cuore pulsante delle serate di Puerto: bar, ristoranti, rumore di bicchieri, odore di papas arrugadas e un’energia leggera, che ti fa pensare che sì, potresti tornare a vivere qui.
Puerto de la Cruz è stata la mia base perfetta, e lo sarebbe anche in un prossimo viaggio.


La Orotava
La Orotava è un’elegante signora coloniale che vive su un’altura, circondata da piante rigogliose e dalla calma dei secoli. Basta una salita per capire che la città ha un’anima antica: strade lastricate, palazzi nobili, balconi in legno scuro che sembrano custodire storie di famiglie e commerci.
La mia prima tappa è stata la Casa de los Balcones, che nasconde un tripudio di intagli e cortili interni dove il tempo rallenta. Camminare tra stanze d’epoca e laboratori artigiani è come sfiorare la vita quotidiana di un passato che non ha mai smesso di esserci.
Poco distante, i Jardines del Marquesado de la Quinta Roja aprono uno scorcio quasi teatrale sulla vallata: terrazze verdi, geometrie perfette, profumo di piante aromatiche e il mare in lontananza.
Infine, la Plaza Constitución, piccola e armoniosa, con la sua fontana e i caffè che invitano a fermarsi un attimo in più.
La Orotava è stata una delle città più belle che abbia visto, un luogo che ti regala un’eleganza sobria, senza mai risultare troppo caricato.


Museo Casa del Vino – Tacoronte
A Tacoronte ho vissuto una delle esperienze più piacevoli del viaggio: la visita alla Casa del Vino, un complesso storico magnificamente restaurato, immerso tra le vigne.
Il museo racconta — con chiarezza e gusto — la storia del vino di Tenerife, dalla coltivazione all’esportazione, passando per vitigni autoctoni sorprendenti e strumenti antichi che sembrano ancora odorare di mosto. Le sale si susseguono con delicatezza: pannelli, fotografie, botti, mappe, piccole curiosità storiche che rendono la visita un vero percorso sensoriale.
La parte migliore, però, arriva alla fine: la degustazione nel bel giardino, con un assaggio generoso di vini locali accompagnati da formaggi e stuzzichini. Prezzi ottimi, atmosfera perfetta. Un piccolo gioiello.

San Cristóbal de La Laguna
La Laguna è forse la città più bella dell’isola. Un intreccio di strade colorate, palazzi coloniali, cortili nascosti e chiese imponenti. Camminarci è come passeggiare dentro un libro illustrato: ogni strada ha il suo ritmo, ogni palazzo la sua storia.
Tra le tappe imperdibili ci sono la Cattedrale di La Laguna, elegante e luminosa; la Plaza del Adelantado, uno spazio arioso circondato da edifici storici; la Iglesia de la Concepción, simbolo della città; e il Museo di Storia, uno dei più interessanti dell’isola.
La Laguna è patrimonio UNESCO e si sente: l’atmosfera è perfetta, colta ma non distante, viva ma mai caotica. Un luogo dove tornerei anche solo per perdermi di nuovo nei suoi colori.

Tegueste
Tegueste è stato un piccolo regalo inaspettato. Sono arrivata per pranzare e ho trovato un borgo che si stava preparando a una festa: addobbi a metà, gente indaffarata, sorrisi veloci, voci che rimbalzavano tra le sue poche strade.
Il paese è ancora poco turistico, e questo gli regala una grazia rara. Case basse, piazzette pulite, un ritmo lento che invita a fermarsi davvero. Ho mangiato bene, ho respirato bene prima della tappa successiva, e ho pensato che Tenerife, quando vuole, sa farsi intima.


Piscine naturali di Bajamar
Le piscine naturali di Bajamar sono un inno alla forza dell’oceano. Vasche ampie che si riempiono con il moto delle onde, piattaforme di roccia vulcanica, spruzzi che si alzano quando il mare decide di farsi sentire. L’acqua qui è fresca, salata, vivissima.
Ci sono andata in un pomeriggio grigio e solitario, ma la luce riflessa sulle vasche, la potenza delle onde e il rumore continuo del mare hanno reso quel momento uno dei più intensi del viaggio.

Punta de Hidalgo
Punta de Hidalgo è un incontro tra terra e oceano in cui tutto sembra amplificarsi: il vento, la luce, il silenzio. Il paesaggio è ruvido, scuro, quasi lunare. Le onde si infrangono contro scogli affilati, e l’orizzonte sembra lontanissimo.
È un luogo che avrei voluto vedere con più sole, eppure quell’atmosfera sospesa gli ha dato un fascino particolare, quasi mistico. La costa qui custodisce uno dei panorami più potenti del nord dell’isola.

Santa Cruz de Tenerife
Santa Cruz è caotica, viva, un po’ rumorosa, ma piena di ispirazione.
Tra i luoghi da visitare a Tenerife, questa città merita almeno una mezza giornata: la Plaza de España, con la sua grande vasca d’acqua; il TEA – Tenerife Espacio de las Artes, dall’architettura modernissima; il Museo di Natura e Archeologia, perfetto per conoscere la storia dei Guanci; la Plaza Weyler, elegante e fotografica.
Da non perdere il Mercado Nuestra Señora de África, un tripudio di colori, frutta, profumi e vita locale. E naturalmente l’Auditorio, che sembra una vela futuristica sospesa sull’oceano: impossibile non restarne colpiti.
Approfittando finalmente di una mattinata di sole, a pochi minuti dalla città ho raggiunto la splendida Playa Las Teresitas: sabbia chiara, acqua calma, palme che ondeggiano. Un piccolo paradiso, perfetto per salutare la capitale prima di salire sul volo di rientro.


Parco Nazionale del Teide
Il Teide è l’anima dell’isola. Lo capisci appena inizi a salire lungo la strada che entra nel parco: prima boschi fitti, poi arbusti, poi niente. Terra rossa, nera, ocra, rocce scolpite dal vento, campi di lava che sembrano onde pietrificate. È un paesaggio che toglie il fiato.
A 2.356 m si lascia l’auto alla stazione della funivia, in mezzo a un viavai di visitatori e a un punto ristoro che brulica di gente affamata. Da lì, in pochi minuti, la cabina sale fino ai 3.555 m: un balzo verso un mondo diverso, quasi extraterrestre.
Per la prima volta, mi sono resa conto di quanto l’altezza possa essere un limite: giunta alla stazione di arrivo, il mio corpo ha protestato, e così ho rinunciato ai sentieri panoramici. Sono rimasta ferma, immobile, a guardare il vulcano, il mare di nuvole, le rocce che sembravano muoversi nella luce. Nonostante i mareos, l’incontro ravvicinato con il Teide è stato uno dei momenti più emozionanti della mia settimana a Tenerife.



Candelaria
Candelaria è un borgo vivace affacciato sull’oceano, famoso per la sua Basilica bianca che si staglia accanto al mare. La piazza principale, con le statue dei Guanci (i primi abitanti delle isole Canarie) allineate lungo il lungomare, è uno dei punti più suggestivi della costa est.
La città ha un’atmosfera piacevole, fatta di caffè, negozi locali, ventate salate e un ritmo quotidiano che scorre sereno.

Icod de los Vinos
Icod de los Vinos mi ha conquistata all’istante. Sarà per il profumo dolce del platano che aleggia nelle sue vie, per le bodegas dove assaggiare vini morbidi e liquori locali, o per i negozi artigianali che danno al paese un’anima vivace e sincera.
Il suo cuore, però, è senza dubbio il Parco del Drago, un ampio giardino curato da scoprire come un museo, che custodisce l’imponente Drago Millenario. Entrando si cammina tra sentieri in terra battuta, piante endemiche delle Canarie, scorci sulla vallata e punti panoramici che permettono di osservarlo da diverse prospettive. Il Drago, con il suo tronco nodoso e la chioma che sembra un intreccio di braccia antichissime, domina lo spazio come una creatura fuori dal tempo.
La Plaza Andrés de Lorenzo Cáceres, affacciata sul parco, offre un belvedere perfetto per ammirarlo anche dall’alto e comprende altri edifici storici come un elegante chiosco musicale e la Chiesa di San Marco, legata a una tradizione secondo cui un’immagine del santo sarebbe stata trovata sulla spiaggia.
Poco distante, il Museo del Plátano ripercorre la storia del frutto simbolo dell’isola di Tenerife in modo semplice ma interessante, mostrando attrezzi, varietà locali e curiosità botaniche.
Icod è uno dei paesi più autentici del nord: ricco, caloroso, e perfetto per una sosta lunga e appagante.

Puerto San Marcos
Una piccola baia scura, chiusa tra colline ripide e una quiete quasi assoluta. A Puerto San Marcos ho trovato un’atmosfera sospesa, fatta di silenzi, vento e case che sembravano addormentate fuori stagione.
La spiaggia di sabbia nera, lambita da un oceano che qui sembra più lento, ha un fascino austero e contemplativo. Non c’era quasi nessuno: solo il suono delle onde e il fruscio del vento tra le rocce. Un luogo semplice, che di sicuro in estate si anima, ma che fuori stagione rimane essenziale ed è capace di regalare una pace rara.


Garachico
Garachico è uno dei paesi più eleganti e scenografici di Tenerife, un esempio perfetto di come una città possa rinascere dopo la distruzione. L’eruzione del 1706 la cancellò quasi completamente, eppure ciò che venne ricostruito ha oggi un’armonia sorprendente.
Le Piscinas Naturales El Caletón sono il suo simbolo più iconico: vasche scolpite dalla lava, dove il mare entra e si ritira creando riflessi e geometrie naturali. Sono spettacolari in estate, ma anche con il mare mosso mantengono un fascino magnetico.
Sul lungomare si incontra il Castillo de San Miguel, una fortezza compatta e severa che, seppur piccola, racconta secoli di difesa costiera.
La Chiesa di Santa Ana, con la sua facciata bianca e linee semplici, è un esempio luminoso di architettura canaria, mentre la vicina Plaza de la Libertad è un concentrato di vita quotidiana: portici, panchine, caffè, un ritmo lento e piacevole.
Poco distante si trova il Parque Puerta de Tierra, che conserva un antico arco in pietra appartenente al vecchio porto distrutto dalla lava, oggi immerso in un giardino curato e tranquillo.
Il lungomare è punteggiato di sculture contemporanee che dialogano con le scogliere, in un continuo gioco tra natura e arte. Garachico è la meta ideale per una passeggiata lenta, piena di dettagli da scoprire uno a uno.


Acantilado de Los Gigantes
Gli Acantilados de Los Gigantes sono pareti di roccia scura alte fino a 600 metri che cadono a picco nell’oceano. Dal porto di Santiago la vista è impressionante: scogliere verticali, colori profondi, mare che sembra amplificare tutto.
I Guanci li chiamavano “la muralla del infierno”, convinti che segnassero la fine del mondo. E guardandoli, un po’ li capisco: sono severi, grandiosi, magnetici.
Un luogo iconico, che mostra Tenerife nella sua forma più selvaggia e scenografica.

Piramidi di Güímar
Le Piramidi di Güímar sono uno dei siti più curiosi e affascinanti di Tenerife: sei strutture a gradoni, perfettamente orientate secondo il sole, che ancora oggi sollevano interrogativi sulla loro origine. Il Parco Etnografico che le circonda è un museo diffuso che alterna archeologia, botanica e antropologia in un percorso sorprendente.
La visita inizia con il museo, che racconta il contesto storico e le teorie intorno alle piramidi, includendo confronti con altre strutture simili nel mondo. Una parte del percorso è dedicata alle spedizioni dell’esploratore norvegese Thor Heyerdahl, che vide in queste piramidi un patrimonio da proteggere e studiò a lungo le connessioni tra civiltà antiche e rotte marittime.
All’esterno si cammina tra sentieri tematici che attraversano giardini arricchiti da specie endemiche, collezioni botaniche e un paesaggio modellato dalla lava. Il Jardín Venenoso, con le sue piante tossiche provenienti da tutto il mondo, è uno dei punti più particolari, insieme ai percorsi dedicati alla sostenibilità, alle esplorazioni polinesiane e al giardino botanico del parco.
Un luogo da visitare senza fretta, lasciando che ogni parte del percorso ti racconti una storia diversa.

Lebbrosario di Abades
Eccoci al cospetto di un luogo surreale, nonché uno dei più inquietanti e affascinanti dell’isola, sospeso tra storia, abbandono e creatività spontanea. A metà del Novecento, Tenerife era la provincia spagnola con il maggior numero di casi di lebbra e, per questo motivo, nel 1943 fu avviata la costruzione di un grande sanatorio, finanziato dal regime. Nel progetto figuravano un ospedale, una scuola, edifici amministrativi, un crematorio e una grande chiesa di cemento, uniti in un mix di elementi “neo-canari” e stili franchisti del dopoguerra. Un’estetica rigida e austera che ancora oggi dà al sito un aspetto quasi cinematografico.
Il sanatorio non entrò mai in funzione: la malattia era ormai curabile e la mentalità della società stava cambiando, rendendo superflua la reclusione dei malati. Così il complesso rimase vuoto, e negli anni ’70 venne utilizzato come accantonamento militare per esercitazioni della Falange.
Con il tempo l’area è stata abbandonata del tutto, trasformandosi in un luogo di degrado affascinante: muri scrostati, edifici consumati dal vento, corridoi dove la luce entra solo a tratti. Eppure, negli ultimi anni, le pareti sono diventate tele per artisti locali e internazionali: murales, colori, simboli, interventi di street art che danno al complesso un contrasto fortissimo tra vita e rovina.
La cittadina di Abades è fuori dalle rotte turistiche, e forse proprio per questo mi è sembrata irresistibile. Anche la spiaggia, ampia e luminosa, aggiunge un tocco inaspettato di serenità a un luogo che sembra uscito da un romanzo distopico. A pochi passi di distanza ci ho trovato un’ottima taverna italiana, accogliente nella sua semplicità. Giusto per non farmi mancare niente, nemmeno i sapori di casa.

Playa Tejita
Playa Tejita è una distesa lunga di sabbia dorata lambita da un oceano sempre in movimento. Una spiaggia aperta, ventosa, autentica, perfetta per chi cerca calma e orizzonte.
Vicino a località più note della costa sud-est, Tejita riesce a mantenere un’atmosfera libera e naturale. Ci ho trascorso un paio di ore lente al termine del mio itinerario del giorno, guardando le onde, e i kite surf, rincorrersi e il cielo cambiare colore ogni pochi minuti.


Tenerife è stata un viaggio diverso, più introspettivo di quanto avessi immaginato. La luce mutevole, le giornate che cambiavano senza preavviso e la mia stessa stanchezza hanno dato a ogni tappa un’intensità particolare.
Eppure, in questa varietà continua, l’isola mi ha offerto un’energia solida, quasi rassicurante: il mare che cambia tono continuamente, i borghi sospesi, le città vive, le colline coltivate e quel vulcano che osserva tutto dall’alto.
Durante il volo di rientro, quando al decollo l’aereo ha bucato la coltre di nuvole e la punta del Teide è comparsa come un saluto finale, mi sono commossa. Non mi ha detto addio, ma arrivederci.
E non passa giorno senza che pensi di voler tornare presto, sia a Lanzarote che a Tenerife: due isole diverse, complementari, che continuano a chiamarmi in modi che non so ignorare.
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