Safari al Parco Kruger

La scorsa settimana vi ho accennato alla mia prima (e al momento unica) volta in Africa, un passaggio troppo fugace rispetto a tutto quello che paesi immensi come il Sudafrica, il Mozambico e lo Swaziland hanno da offrire a chi li visita.

Oggi voglio riportarvi lì, tra quei sorrisi e quei colori, entrando nel merito di una delle esperienze più indimenticabili che si possano fare nella vita: il safari. 

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Li-ber-tà! È questa la prima parola che mi è venuta in mente mentre mettevo mano al post. Nel momento in cui la mega jeep parte (non so se si chiami proprio jeep, ammetto di essere alquanto ignorante in materia) e si aprono per te i cancelli del Parco Kruger capisci che quella sta per iniziare è un’autentica avventura, di quelle con la A maiuscola e che quello che stai per vedere non potrai dimenticarlo mai.

E la libertà che assapori è quella degli animali che incontri lungo il percorso e che sostano ai lati della strada come se stessero lì in attesa di salutarti (alcuni a volte sostano pure in mezzo, ti si piantano davanti alla macchina e guai a disturbarli). 

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Quando parti per un safari ti sembra di entrare in un mondo fantastico, ti immergi in un’atmosfera naturale che stimola tutti e cinque i sensi, ricevi input da qualsiasi elemento: che siano gli alberi appoggiati ai colori luminosi del cielo, che sia l’odore della terra, che siano le voci di uccelli e altri animali. E osservare questi ultimi nella loro quotidianità è qualcosa di autentico, capisci quanto lo spettacolo che hai davanti non abbia nulla a che vedere con le immagini proposte da cinema e televisione e neanche con il circo o le gabbie dello zoo. In un certo senso è come se  i tuoi occhi li vedessero per la prima volta. Respiri la loro vita vera, vai a fare visita a giraffe ed elefanti a casa loro.

E nell’arco di quelle 4-5 ore di percorso pendi dalle labbra della tua guida e speri fermamente che ti conduca alla scoperta di quanti più esemplari possibili, compresi quelli di cui ignoravi l’esistenza. Poi, chiaro, nel momento in cui ti ritrovi davanti i Big Five senti il cuore che manca qualche battito e resteresti lì, per ore, a osservarli. Allo stesso tempo, ti sorprendi a fotografare uccelli e rapaci di tutti i colori, coccodrilli dall’espressione cattivissima e piccoli simpatici camaleonti che procedono in avanti danzando.

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Unico rimpianto: non aver visto il leone. Sembra impossibile dato che, tra il safari serale e quello che ci ha preso più di mezza giornata, a bordo della jeep abbiamo macinato chilometri e chilometri per quasi un giorno intero. Mannaggia a lui!

E poi, oltre alla vita vera respiri finalmente il rispetto. Improvvisamente ti appare assurdo il fatto che ci sia bisogno, ancora oggi, di bombardare la gente con campagne  contro ogni tipo di abusi e soprusi sulla natura e sugli animali; poi arrivi al Parco Kruger, dove ogni forma vivente, insetti compresi, viene trattata come fosse sacra. 

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E a proposito di insetti: ovviamente, in Africa non puoi pensare di cavartela con qualche ragno o qualche cavalletta. Specie se decidi di fare un safari serale viaggiando su una jeep completamente aperta dove i tuoi compagni di viaggio usano torce gigantesche per illuminare la strada attirando di tutto dentro l’abitacolo. Ecco, in quel caso ammetto che qualche urletto mi sia scappato, soprattutto perché non avevo idea di che tipo di bestia mi stesse volando intorno atterrandomi addosso o sui piedi. E probabilmente in quel momento ho anche pensato a chi me l’avesse fatto fare. Poi, però, capisci che anche queste piccole (che poi piccole mica tanto) presenze volanti fanno parte del gioco e in qualche modo impari a conviverci.

Sembra scontato ma, quando si parte per un safari, pur immergendosi nella natura non è detto che si arrivi a percepirne la grandezza; capisci quanto tu e la mega jeep sulla quale stai viaggiando siate un niente, al confronto. Capisci quanto ci sia ancora di inesplorato, quante cose TU non abbia ancora mai esplorato, e quante cose tu debba ancora imparare. Arrivi giusto ad afferrare che la natura è un mondo a parte, con i suoi ritmi e le sue logiche. Ma togliti dalla testa che scattando anche migliaia di fotografie riusciresti a documentarlo.

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(Nb: a proposito di foto, quelle che vedete qui non sono tutte mie)

13 Comments
  • Beatrice
    Posted at 19:25h, 19 ottobre Rispondi

    Che incontri! 🙂 Bellissimo!!!!

  • iviaggidininu
    Posted at 14:54h, 21 ottobre Rispondi

    Anche io ad Agosto ho provato le stesse emozioni al Kruger e sono rimasta colpita dal rispetto verso gli animali e dalla bellezza di questa terra. Ho scritto il racconto sul SudAfrica nel mio blog!

    • Alla fine di un viaggio
      Posted at 20:15h, 21 ottobre Rispondi

      Visto 😉 L’esperienza che ho fatto in Africa mi ha messo una voglia fortissima di girare il Sudafrica in lungo e in largo, comprese tante tappe che hai fatto tu. Mi ispira tanto la sua storia particolare

      • iviaggidininu
        Posted at 20:49h, 30 ottobre Rispondi

        è una storia emotivamente molto toccante e devo dire ancora molto attuale per alcuni aspetti sociali.. un viaggio che ti arricchisce sotto il profilo umano ma anche pieno di posti meravigliosi che ti stupiscono.
        l’esperienza per me più forte è stata la visita alla prigione di Mandela a Robben Island, direi commovente sentire il racconto della guida, un ex detenuto politico e la passione e la grinta verso una lotta per la parità dei diritti che continua ancora oggi.

        • Alla fine di un viaggio
          Posted at 08:59h, 31 ottobre Rispondi

          Sì, infatti un viaggio in Sudafrica mi piacerebbe anche per questo motivo, per cercare di capire dal vivo cosa ha significato l’apartheid, se è ancora evidente questo dualismo bianchi-neri, quali risultati hanno raggiunto gli anni di lotta per i diritti… di sicuro si tratta di un paese dal grande fascino

          • iviaggidininu
            Posted at 10:12h, 02 novembre

            si è così, e secondo me è un viaggio da fare!

  • Blueberry Stories
    Posted at 18:09h, 25 ottobre Rispondi

    Quanto mi è piaciuto il parco Kruger. Non dimenticherò mai l’immagine delle giraffe che spuntavano tra gli alberi con i loro colli lunghissimi, i cieli immensi, il silenzio, le mille stelle. Peccato per il tuo leone mancato… vorrà dire che dovrai tornarci 😉

  • Ambra
    Posted at 18:40h, 01 novembre Rispondi

    Di chi è l’ultima foto? Spettacolare!

  • Alla fine di un viaggio
    Posted at 19:02h, 01 novembre Rispondi

    il post o la foto? 😀

  • Cinque “Big Five” da realizzare | Alla fine di un viaggio
    Posted at 11:53h, 08 febbraio Rispondi

    […] in Africa ne ho avuto solo un assaggio. E dei veri Big Five, quelli a quattro zampe intendo, durante il Safari al Parco Kruger ne ho visti solo tre. E ho ancora voglia dei colori di quei tramonti, di quel cielo infinito, di […]

  • Il viaggio come scoperta: quelle prime 10 volte | Alla fine di un viaggio
    Posted at 12:01h, 04 aprile Rispondi

    […] conseguenza del volo di cui sopra. La prima volta che ho capito davvero cosa voglia dire natura. Cosa siano gli animali (insetti compresi) e quanto valga la loro libertà. Quanto siamo […]

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