Viaggio in Bulgaria: prime riflessioni

All’inizio avevo in programma di scrivere questo post subito al rientro dal mio viaggio in Bulgaria. Poi, però, mentre il mio aereo lasciava i trenta gradi di Sofia per dirigersi verso il grigiore di questo settembre bolognese, ho capito di aver bisogno di più tempo. Più tempo per metabolizzare e razionalizzare tutte le cose viste e fatte durante questi quattro giorni, che detta così quattro giorni possono sembrare niente e invece sono tantissimi. Per lo meno, a me sono sembrati molti di più.

Perché non ho ancora finito di contare le cose che ho imparato durante il viaggio; e perché, seppur in un tempo limitato, sono riuscita ad aprirmi una mini finestra su un paese del quale, prima di partire, non sapevo quasi nulla.

Cattedrale di Santa Domenica a Sofia

Cattedrale di Santa Domenica a Sofia

La scorsa settimana vi avevo lasciato con un post ricco di aspettative sul mio viaggio in Bulgaria. Rileggendolo adesso capisco di aver azzeccato tante cose ma di non avere avuto nessuna idea su tante altre.

Perché parliamo di un paese complesso, pieno di cose da dire e storie da raccontare. Di città che ti riservano sensazioni forti e spesso contrastanti, di centri storici dove non è sempre tutto un restare a bocca aperta con gli occhi pieni di meraviglia. Parliamo di bellezze effettivamente un po’ sepolte (come avevo immaginato nel mio precedente post) e di personalità che vanno capite e afferrate piano piano, per cui accanto allo stile armonico di un palazzo istituzionale trovi le geometrie rigide, fredde e schematiche dei casermoni dell’epoca socialista. E questo soprattutto a Sofia, persino in pieno centro, dove l’occhio corre dalle splendide rovine di epoca romana ai blocchi di edifici scuri, trasandati, a volte parzialmente diroccati. 

Centro di Sofia

Centro di Sofia

Di contro, però, ti capita (molto spesso) di imbatterti nella bellezza autentica, quella che ti riempie la vista e la confonde, quella che ti avvolge di stupore e ti lascia a bocca aperta: sto parlando della bellezza degli edifici religiosi, che siano moschee, sinagoghe o cattedrali ortodosse. Grandiose all’esterno e indescrivibili all’interno, perché custodi di un’atmosfera di devozione profonda che difficilmente trovo nei paesi dell’Europa più occidentale. In Bulgaria, all’interno dei luoghi di preghiera percepisci il rispetto, l’attaccamento; qualcosa di toccante, quasi commovente, che non può non affascinarti persino se (come me) non pratichi e non credi. E forse è questo l’aspetto che più in assoluto mi ha colpito dei miei giorni in Bulgaria.

Monastero di Rila

Monastero di Rila

Plovdiv si è rivelata la vera sorpresa del viaggio. Un tripudio di arte, cultura e storia. Una città vecchia da assaporare casa per casa. Un quartiere creativo da vivere dalla mattina alla sera. Una piccola capitale del mondo elegante e colorata che racchiude in sé tanta Europa ma anche tanto Oriente.

In generale, in Bulgaria l’Oriente è presente un po’ ovunque. Lo assapori a tavola, lo ascolti nelle note della musica popolare, lo scorgi tra le architetture dei palazzi, lo osservi sui volti delle persone. Mi aspettavo di incontrare più biondi con gli occhi azzurri e invece ho trovato dei mix, tanti occhi scuri e profondi, tanti visi dai tratti balcanici che avrebbero potuto essere anche turchi, mediorientali, spagnoli, greci, siculi.

Casa museo di Plovdiv

Casa museo a Plovdiv

Quartiere di Kapana a Plovdiv

Quartiere Kapana a Plovdiv

Nel post precedente mi chiedevo quante similitudini con Belgrado avrei trovato in Bulgaria. Ne ho trovate diverse: la somiglianza più eclatante credo risieda nell’onnipresenza di un passato pesante, complesso, visibile soprattutto nella struttura delle periferie (ma non solo) e nelle geometrie rigide cui accennavo sopra. Quella più frizzante, invece, sta nella voglia di divertirsi, di trascorrere il tempo in compagnia, nel riversare tanta vita nelle strade. Nel riempire bar e locali di quartieri giovani come la Vitosha di Sofia, nel festeggiare i compleanni in trattoria con gli amici a suon di musica bulgara sparata a tutto volume e balli di gruppo, nell’appropriarsi a tutte le ore del giorno e del pomeriggio dei tanti e giganteschi parchi cittadini a misura di bambino. E forse tutto questo accade molto più a Sofia che a Belgrado.

Per il resto: ho fotografato i colori delle case, mi sono stupita per non aver trovato a Sofia le indicazioni per raggiungere i principali monumenti, ho osservato le immense e desolate distese di verde dal finestrino di un bus, ho assaggiato tutto quello che potevo assaggiare apprezzando una cucina balcanica e sanguigna al punto giusto (dei miei piatti bulgari preferiti scriverò in seguito), ho respirato aria di casa tra le bancarelle del Mercato delle donne, ho desiderato portarmi a casa gli abiti tradizionali delle feste, ho distrutto due piedi su due percorrendo chilometri di strade e marciapiedi coperti da giganti sampietrini. 

Icone e religione a Sofia

Icone e religione a Sofia

Ultima cosa: mi aspettavo di dover combattere per decifrare il cirillico e in effetti ho combattuto. Ci ho provato ma ho perso alla stragrande.

Nei prossimi giorni entrerò nel dettaglio di ogni singola tappa, queste sono solo le mie prime considerazioni sul viaggio in Bulgaria appena trascorso.

Leggi anche

Cosa vedere a Sofia in due giorni

Visitare Plovdiv, Capitale europea della cultura 2019 

Visita al Monastero di Rila in Bulgaria

Viaggio a Belgrado tra bellezza e memoria

I Balcani in cinque piatti

 

10 Comments

Post A Comment

Pin It on Pinterest

Share This