My Travel Rules – Qualcosa di personale

Viaggiare è un’esperienza estremamente personale. Non importa che lo si faccia da soli, con lo zito, con un gruppo di amici o con una tribù; e non importa che si scelga come meta la capitale europea dove, specie per i ponti, si riuniscono i turisti di mezzo mondo, o il paesino sperduto tra i monti distante duemila chilometri dal resto dell’umanità.

È la storia d’amore che costruisci in ogni viaggio che lo rende personale. Lo scegliere accuratamente quando e come partire, l’alternanza tra tappe più battute e itinerari insoliti, il motivo che ci spinge a scegliere quella determinata meta invece di un’altra in quell’esatto periodo invece che in un altro. L’attesa che ti separa dalla partenza, i luoghi che scegli di immortalare in fotografia, il ripercorrere ogni momento che hai vissuto una volta tornata a casa. La fame con cui divori ogni viaggio, la curiosità con la quale assecondi ogni ricerca dell’inaspettato e del diverso rispetto a quello che vedi ogni giorno a casa tua. Gli occhi con cui poi guardi casa tua dopo aver fatto l’esperienza di un pezzo di mondo in più. Il bello che sei riuscita a portarti dietro al ritorno. E ora ditemi se tutto questo non somiglia a una storia d’amore. 

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Viaggiare non è solo la settimana o il weekend che passi fuori. È tutto quello che ci sta prima ed è tutto quello che viene dopo. E ogni viaggio è un’avventura a sé. Cambia sempre qualcosa tra una partenza e l’altra, oltre ovviamente al viaggiatore. È anche vero, però, che uno un certo schema di base valido per tutti i viaggi che affronta in qualche modo se lo dà; e, accogliendo molto volentieri la proposta di Daniela del blog The DAZ box, provo a tracciare il mio buttando su carta le #mytravelrules che solitamente mi accompagnano e che contribuiscono significativamente a rendere i miei viaggi qualcosa di molto personale (e speciale).

Organizziamoci (non sempre) e prenotiamo – Alcuni viaggi li ho cercati: penso ad esempio a Istanbul dove volevo andare da tanto tempo. L’occasione si è presentata mesi prima della partenza quando ho trovato due biglietti a un prezzo umano. Stesso discorso per Vienna. Altre volte, invece, la decisione di partire è stata un po’ più improvvisa: mi è successo così per i tre giorni a Salonicco, pensati e prenotati nell’arco di cinque minuti, o per Francoforte, in ballo assieme a Bruxelles che ho scartato all’ultimo minuto. Dovete sapere, però, che periodicamente (cioè circa un paio di volte a settimana) interpello Skyscanner o il sito della Ryanair e decido dove e quando andare solo in base alle offerte del momento. Ecco, Salonicco è stata anche questo: una meta super economica in un momento in cui avevo una particolare voglia di evadere e di evadere possibilmente verso il mare.

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Per quanto riguarda la scelta dell’hotel il mio schema prevede “massima resa con poca spesa”. Il compromesso migliore è quello tra prezzo e distanza dal centro, cercando di restare nei limiti della decenza. Se sono da sola lascio perdere le camerate ma non mi importa di avere il bagno in camera; se si parte con la dolce metà magari invece non fa male avere qualche comodità in più. E, a proposito di dolce metà, da quando sto con lui ho preso l’abitudine di dare un’occhiata alle recensioni degli altri utenti, cosa che, finora, si è rivelata abbastanza utile.

Vediamo il più possibile ma senza stramazzare – Eccoci all’itinerario. Pianifico tutto prima di partire. L’idea di arrivare in una città e non sapere neanche come si chiama la piazza principale (vabbè che poi di norma è sempre Piazza Duomo) mi urta. Io voglio sapere tutto prima. Voglio avere chiaro in testa tutto quello che mi aspetta lì per poter pianificare con cura il meglio. E così, oltre alla mia bella lista di tappe imperdibili scritta su un foglio di word, mi porto dappresso anche un paio di stampate strategiche di Google Maps, giusto per poter avere davanti agli occhi i percorsi da e verso l’hotel, da e verso il centro, da e verso la stazione. Poi, puntualmente, in hotel ricevo subito la mappa completa della città e le mie belle stampate di google maps finiscono nella munnizza. Per fortuna stampo sempre tutto in bianco e nero.

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Il mio foglio di word con l’itinerario, invece, deve essere sempre a portata di mano e pronto all’uso: mi segue infatti a ogni passo dentro la borsa o in tasca. C’è scritto sopra di tutto e di più: le duemila cose che conto di vedere, un minimo di descrizione che le riguarda, l’indirizzo e la fermata metro più vicina. Oltre alle cose che non DEVO assolutamente perdermi mi preparo una serie di tappe di riserva, nel caso mi avanzasse tempo dopo aver esaurito quelle d’obbligo. 

Non pensate però che io in viaggio arrivi allo sfinimento: voglio vedere il più possibile ma non pretendo di visitare una metropoli in due giorni. La sveglia non suona alle dieci ma neanche alle 7. E, di norma, riesco a trovare spazio anche per un’oretta di riposo spaparanzata in hotel nel pomeriggio. Preferisco non fare nottata, quello sì. Altrimenti poi chi la sente la sveglia al mattino?

Io dico NO alle valigie esplosive – Nel senso che cerco di non caricare troppo il trolley, specie da quando Ryanair, anni fa, mi ha fregato con 40 euro di multa per il bagaglio a mano che superava le dimensioni o il peso consentiti. Da allora preferisco quindi indossare più strati possibili al momento della partenza, finendo per somigliare all’omino della foto in evidenza. Ma, nonostante cerchi di non mettere troppa roba in valigia, alla fine alcune cose si rivelano comunque superflue. 

Il problema è che spesso mi trovo ad andare in posti notoriamente freddi e io, che se potessi vivrei con 30 gradi tutto l’anno, a questo sono particolarmente sensibile. E giù di calze, calzettoni, collant, tute termiche e altri strati di lana dentro a quel santo del mio trolley. 

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Cosa vedere? – Risposta: di tutto e di più, ovviamente. Ma la regola n. 1 del mio itinerario sono le strade. Il centro storico o quello in cui ci sono le principali attrazioni, certo, ma anche le zone cosiddette “bohemien” frequentate da artisti e piene di gallerie d’arte, vecchie botteghe e negozi di accessori vintage (dove entro ogni volta per poi puntualmente uscire a mani vuote), quelle che pullulano di murales e street art e, per finire, persino i quartieri fuori dai soliti giri tipo quelli residenziali. La prima cosa che mi interessa quando viaggio, infatti, è vivere le strade. Vicoli, piazze, viali, corsi, angoli nascosti, che secondo me sono le cose più autentiche, ossia quelle che ti svelano più di tutto il resto lo stile di vita di una città. 

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Poi ci sono i monumenti, ovvio. E i parchi. E i mercati, come dimenticarli! E i porti, che siano turistici, ornamentali o commerciali; piccoli o grandi, non importa. E se mi capita di visitare una città di mare, o una città che abbia un fiume, un lago, una pozza, ecco io devo scoprire come viene vissuta la “zona d’acqua” dagli abitanti.

Per quanto riguarda i musei, anche se preferisco trascorrere più tempo possibile per strada, di solito almeno uno lo inserisco nell’itinerario. Due se però parliamo di temi molto diversi (per dire: non andrò mai a visitare nella stessa città il Museo di Arte Moderna e il Museo di Arte Contemporanea). E, in ogni caso, mi interessano i musei rappresentativi del paese o della città che sto visitando, che ne raccontino qualcosa di tipico e unico. Fatta eccezione, ovviamente, per quelli impossibili da trascurare come il Prado, il Louvre o la National Gallery, ad esempio.

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Che si mangia? – Parto sempre con le migliori intenzioni di risparmio… E poi finisco in trattoria. Nonostante la mia foga di vedere quante più cose possibili, il tempo per pranzare e cenare comodamente me lo prendo eccome. Non mangio al volo. Di solito nel mio itinerario su word inserisco un paio di posti per mangiare che mi sono stati consigliati; alla fine, però, mi faccio ispirare da ciò che trovo lungo la strada. La norma è scegliere quanto di più tipico possa esserci. Quindi zero pizza, zero gelati, zero robe italiane. NO ai ristoranti fighi scippasoldi che di solito si trovano di fronte alle attrazioni principali, Sì ai posti rustici, quelli cui non daresti due lire, quelli più nascosti. Da buona forchetta, credo che la cucina sia uno dei modi migliori per esplorare un paese nuovo; durante il viaggio, quindi, vale la pena assaggiare più che si può, in barba alle diete.

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Portami un souvenir – Da Istanbul mi sarei portata dietro l’intero Gran Bazar. E mi sono ripromessa che, se mai dovessi tornarci, partirò appositamente con una valigia vuota. A parte questo caso, però, di solito non cado tanto in tentazione, TRANNE per una cosa imprescindibile: la calamita per il mio frigorifero!

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Mille prospettive – Ecco, a proposito di fotografie mi rendo conto di essere davvero snervante per chi parte con me. Mi fermo a ogni angolo, scatto almeno un paio di foto uguali per ogni oggetto e poi cambio angolo e ricomincio a fotografarlo. Il mio schema base prevede che io ritragga qualsiasi particolare del mio viaggio da numerose prospettive: prevede quindi sia le foto “cartolina”, ossia quelle più panoramiche, e sia le foto più “intime”, ossia quelle che immortalano specifici particolari. Sta di fatto che, quando sono in giro, mi fermo in continuazione e, se malauguratamente non riesco a fotografare qualcosa che mi ha colpito, vedo in tutti i modi di ripassarci davanti prima di andare via. Scusate ma è più forte di me. Il ricordo visivo è un pezzo fondamentale dell’esperienza del viaggio. E, a parte questo, nonostante non sia dotata di strumenti di alto livello o di chissà quali capacità, scattare foto mi piace da matti. Che posso farci?

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Foto di Segnalezero

Ecco, questa lista rappresenta me in viaggio. Che poi, immagino che lo schema tracciato accomuni un po’ tutti i viaggiatori. Mi piace pensarla così, mi piace pensare che nascano storie d’amore ovunque e in continuazione.

E ora tocca a voi! Nomino alcuni blog che mi seguono: che ne dite, viaggioconlafotografiailariafenato.comiltuopostonelmondo.com, www.viaggiascrittori.com, ileniaprovenzi.wordpress.com, serendipitsite.wordpress.com, coccoontheroad.net, meridiano307.wordpress.com, www.italiaterapia.com e nelcuoredellascozia.com, vi va di svelarci le vostre #travelrules?

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22 Comments
  • Daniela - The DAZ box
    Posted at 14:43h, 18 gennaio Rispondi

    Mi è piaciuto tantissimo il paragone con le storie d’amore, lo trovo azzeccatissimo. Anche perché davvero ci vuole tanto amore per viaggiare ed organizzare! Vedo che sulla cucina la pensiamo uguale. Anche a me piace prendermi il tempo per sedermi a tavola con calma. Mangiare per strada non mi dispiace, ma ogni tanto ci vuole anche una pausa!

    • Alla fine di un viaggio
      Posted at 14:51h, 18 gennaio Rispondi

      Sì, soprattutto quando si è una persona che divorerebbe anche i tavoli, come capita a me in viaggio (e non solo in viaggio). Grazie, Daniela! 🙂

  • Viaggio con la Fotografia - Ilaria Fenato
    Posted at 14:54h, 18 gennaio Rispondi

    Grazie!!! Che bello! Stavo scrivendo un articolo del genere ma parla solo della mia preparazione al viaggio quindi lo farò certamente anche se, leggendo questo tuo articolo, ammetto di avere dei comportamenti simili 😀 XD

  • Serendipitsite
    Posted at 17:09h, 18 gennaio Rispondi

    Sono stata… nominata!!! 😀
    Che figata (tra l’altro!). Parteciperò sicuramente ! 🙂

  • ChiaraPaglio
    Posted at 18:45h, 18 gennaio Rispondi

    Molto carina questa idea delle #travelrules! Scriveremo volentieri qualcosa a tema 🙂
    Ti capisco sulla questione delle mille fotografie scattate. Nella coppia è Marco a scattare le fotografie, ma io insisto sempre perché fotografi ogni singolo particolare che mi piace, solo che poi si esaspera xD devo necessariamente comprarmi una macchina fotografica. Buona serata 🙂

  • Giulia
    Posted at 20:39h, 18 gennaio Rispondi

    Bel post, anch’io dico no ai bagagli esplosivi, in viaggio cerco sempre di portare il minimo indispensabile, sia perché mi piace portare del cibo locale (quando possibile) a casa sia per praticità. Carina anche l’idea del file word, l’abbiamo fatto per la Georgia e l’Armenia e devo dire che è stato molto più pratico di una guida in ebook o cartacea. Buona serata!

    • Alla fine di un viaggio
      Posted at 08:27h, 19 gennaio Rispondi

      Sì, sicuramente meno ingombrante rispetto a una guida cartacea. E ha il vantaggio che non devi stare a sfogliarlo mentre sei in giro, hai già lì dentro la tua selezione personale di tappe bella e pronta, tutto quello che ti serve 🙂

  • Meridiano307
    Posted at 15:57h, 19 gennaio Rispondi

    Grazie per avermi nominata 😉 Ehehe vedo che abbiamo molte cose in comune: la fotografia a tutto ciò che si muove e non, alla sera quando torno in albergo ho la macchina fotografica fumante da quanto la uso; il dire NO, NO, NO al cibo italiano all’esterno, vado sempre alla caccia del posto più tradizionale e meno turistico possibile..e poi non per ultimi l’assalto alla calamita ed il seguire la strada. Credo che non potessi dire cosa più giusta: un viaggio è come una storia d’amore che si sa quando inizia ma mai quando finisce..anche se in realtà, non credo che finisca mai.

    • Alla fine di un viaggio
      Posted at 17:12h, 19 gennaio Rispondi

      Bello sapere di avere tante cose in comune con gli altri viaggiatori appassionati! Aspetto le tue risposte, allora! 😉

  • Silvia - The Food Traveler
    Posted at 21:54h, 19 gennaio Rispondi

    Che bello leggere post di questo genere: mi sembra un modo di conoscere meglio altre persone con cui si condividono tante passioni, a partire da quella per il viaggio.
    Anche io partivo sempre con le stampate di google maps, poi da un po’ di tempo ho iniziato a salvare gli itinerari nelle mappe offline, che quando più ne ho bisogno non funzionano 😉

    • Alla fine di un viaggio
      Posted at 08:32h, 20 gennaio Rispondi

      Grazie, Silvia! 🙂 Anche io adoro questo aspetto della condivisione anche perché, come dici tu, il modo in cui si viaggia dice tanto su come è fatta una persona. Ed è davvero un bel modo di conoscersi!
      Peccato che le mappe offline non funzionino, poteva essere una cosa utile!

  • lavaligiainviaggio (@Tizzi81B)
    Posted at 14:15h, 26 gennaio Rispondi

    Io ho la stessa tua fissa per il blocchetto di fogli stampati, dalle mappe di google map (con tragitto da/per l’hotel) al programma di viaggio su word. Mi piacerebbe essere come te anche relativamente al gran numero di scatti da ogni dove. Torno a casa e puntuale penso “ma come è che ne ho fatte poche di foto?”
    Ciao! Tiziana

    • Alla fine di un viaggio
      Posted at 14:20h, 26 gennaio Rispondi

      ahahah meno male, mi consolo di non essere l’unica colpevole dei vari disboscamenti 😀 Per quanto riguarda le foto, alla fine l’importante è godersi il momento in cui si viaggia. Io, a volte, con le foto perdo un mare di tempo 😀

  • Compagni di viaggio | Alla fine di un viaggio
    Posted at 16:49h, 30 gennaio Rispondi

    […] post in cui ho elencato le mie travel rules ho dimenticato di inserirne una che, a quanto vedo in giro, accomuna molti viaggiatori: nella mia […]

  • rivogliolabarbie
    Posted at 21:00h, 30 gennaio Rispondi

    Concordiamo in pieno con foglio di word (anche se per noi è Excel) e cucina, ma soprattutto con il paragone che hai fatto con la storia d’amore, una delle migliori definizioni che abbiamo mai letto!
    Erica&Fabio

  • 5 posti dove tornerei | Alla fine di un viaggio
    Posted at 13:37h, 06 febbraio Rispondi

    […] Sì, è vero che “già non basta una vita per visitare tutto quello che c’è nel mondo, perché dovremmo tornare due volte nello stesso luogo?” Risposta: tornare in un posto che abbiamo già visto non è una perdita di tempo; è un approfondimento, l’esigenza di completare un processo di conoscenza già avviato ma che ancora non ci soddisfa a pieno perché sentiamo che c’è dell’altro. È Il bisogno di continuare ad alimentare un legame che è nato (durante il viaggio) ma che non abbiamo voglia di interrompere (come scrissi tempo fa: il viaggio equivale a una storia d’amore). […]

  • Anche il gusto vuole la sua parte | Alla fine di un viaggio
    Posted at 17:41h, 10 febbraio Rispondi

    […] nel famoso documento in word con gli appunti che preparo prima di ogni viaggio (e di cui parlavo qui) faccia attenzione a includere una lista di pietanze tipiche del paese in cui sono […]

  • Perché si viaggia | Alla fine di un viaggio
    Posted at 17:33h, 15 giugno Rispondi

    […] in passato definito il viaggio come qualcosa di molto simile a una storia d’amore, e dunque un qualcosa di molto personale, capite bene come, per me, ci sia sotto molto di più. Il […]

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