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La mostra fotografica che racconta tre secoli di sguardi su Bologna

Complici queste giornate uggiose lungamente infinite ho trascorso gli ultimi weekend a far la turista nella mia città. Che non è male affatto. Specie considerato che, nonostante viva a Bologna da due anni, che ci abbia già vissuto in passato per altri tre e che ci sia tornata in visita decine di volte quando stavo a Milano, tante cose non le conoscevo ancora. E tante altre mi mancano.
Lo scorso weekend, ad esempio, mi sono finalmente tolta lo sfizio (e la curiosità) di visitare una mostra fotografica che, dal sottopasso nascosto sotto il caos di via Rizzoli, mi chiamava già da alcune settimane.
In un primo momento, da gran babba quale sono, ho aspettato così tanto a visitarla finché non ha chiuso i battenti. Mannaggia a me. Per fortuna poi, l’esposizione deve aver raccolto così tanti consensi (oppure tanti altri babbi come me si sono lamentati perché non hanno fatto in tempo a vederla) che si è deciso di riaprirla. E così, sabato scorso, ce l’ho fatta anche io.

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La mostra fotografica “Bologna fotografata. Tre secoli di sguardi”, resterà aperta ancora qualche settimana, fino al 2 aprile 2018. Non c’è tantissimo tempo ma cercate di organizzarvi. Anzi, programmate un salto a Bologna proprio con l’intento di visitarla.
A me ha emozionato (e commosso) tantissimo.
Fondamentalmente, per apprezzarla dovete essere appassionati di tre cose: la storia, la fotografia e Bologna. Non per forza in quest’ordine e non per forza di tutte e tre. Nel mio caso ha sicuramente influito il fatto che la protagonista fosse la città alla quale sono legata da anni da un affetto sconfinato.
Mi ha emozionato vedere il prima e il dopo. Quello che c’era e adesso è persino più bello. Quello che c’era ma adesso è scomparso. Scoprire i vecchi nomi delle vie e delle piazze dove un tempo si è fatta la storia della città e dove oggi, molto spesso, mi trovo a passare distrattamente senza neanche farci troppo caso. Mi ha sorpreso scoprire come un tempo in Piazza Maggiore ci fosse una statua del Re Vittorio Emanuele, in via Marconi dei portici decisamente più poetici di quelli odierni, in via Riva Reno un bel canale dove le donne andavano a lavare i panni (cioè, che ci fosse il canale lo sapevo già prima di visitare la mostra fotografica. Però non avevo mai visto delle foto così belle).
Finalmente ho visto il volto di Porta Sant’Isaia, una delle porte “invisibili” della città.
Ho sentito una fitta al cuore davanti alle immagini delle bombe e della distruzione.
Ho avvertito un moto di orgoglio davanti agli scatti che raccontano la forza di Bologna, come si sia rimessa in piedi dopo la sciagura.
Ho invidiato da morire gli eventi, le mostre e i concerti che hanno arricchito il panorama culturale bolognese dagli anni ’60 in poi. C’erano le schitarrate in osteria di Francesco Guccini e Lucio Dalla. Le voci di Ray Charles, Ella Fitzgerald, Patti Smith. Le avanguardie artistiche. Il genio di Pasolini.

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Mi sono chiesta come dovesse essere passeggiare per via Zamboni durante gli anni irruenti delle rivolte e delle occupazioni universitarie. Cosa significasse prendere parte a quei comizi, ascoltare quelle lezioni. Come fosse, all’epoca, la vita dello studente fuorisede. Cosa volesse dire essere uno studente iscritto all’Università di Bologna negli anni’70.
Ho ammirato gli sguardi delle donne, per una volta spogliate dal velo del solito stereotipo e dipinte nella loro veste di lavoratrici, manifestanti, studentesse. Nella loro vita quotidiana fatta di passeggiate sotto i portici, sguardi rubati, fatiche e tanta, splendida e irripetibile normalità.
Ho amato constatare come molto sia cambiato, tra ieri e oggi. E come tanto altro, tutto sommato, sia rimasto uguale.

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Bella la mostra, belli gli scatti e bellissima la mia Bologna.
Se da qui al 2 aprile avete in programma un salto da queste parti e potete dedicare del tempo solo a una delle mostre che si tengono a Bologna in questo periodo scegliete questa.
Nell’arco di un paio d’ore sarete messi davanti al carattere forte di questa città e dei suoi abitanti. Che sono sempre stati capaci di rialzarsi, rimboccarsi le maniche e ripartire.

Mostra fotografica “Bologna fotografata”: info utili

Dove: la mostra “Bologna fotografata” è allestita nel sottopasso di Piazza Re Enzo, in pieno centro. Dovete acquistare i biglietti prima di scendere nel sottopasso: li trovate al negozio Cineteca, sotto il voltone di Palazzo Re Enzo, a pochi passi di distanza.

Quando: la mostra fotografica resterà aperta fino al 2 aprile 2018. Mi raccomando, andateci.

A che ora: lunedì, mercoledì, giovedì e venerdì dalle 14 alle 20. Sabato, domenica e festivi dalle 10 alle 20. Il martedì la mostra rimane chiusa.

Per altre curiosità, tariffe scontate e aperture straordinarie vi consiglio di dare un’occhiata al sito web

 

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4 Comments
  • Ale - untrolleyperdue.it
    Posted at 19:54h, 24 febbraio Rispondi

    Mi piace! Tante volte ci perdiamo degli eventi della nostra città per viaggiare verso lidi più “esotici”!
    Invece sono le piccole cose, spesso le più vicine, quelle che ti lasciano un sapore più dolce!
    Quindi…visto che da Modena a Bologna sono solo 30 km e la mostra c’è fino al 2 aprile…ne dobbiamo assolutamente approfittare! 🙂

    • Alla fine di un viaggio
      Posted at 08:33h, 25 febbraio Rispondi

      non ve ne pentirete 🙂 Poi fatemi sapere se vi piace! A presto!

  • Anna Cogo
    Posted at 18:57h, 26 febbraio Rispondi

    Ahahah! Anche io sono una babba! Pare però, per la gioia dei sempre ritardatari come noi, che diventerà presto una mostra permanente. Grazie per questa condivisione, è sempre bello vedere Bologna attraverso i tuoi occhi 🙂

    • Alla fine di un viaggio
      Posted at 09:27h, 27 febbraio Rispondi

      Ciao Anna! Grazie per le belle parole, quando scrivo (e parlo) di Bologna mi si accende qualcosa dentro e sono felice di riuscire a trasmetterlo.
      E grazie anche per la bella notizia: se diventa una mostra permanente avrò la possibilità di tornare a vederla per portarci amici e familiari che verranno a trovarmi 😀 😀 😀 Ma anche tornarci da sola va bene uguale. Ero rimasta così male quando l’avevano chiusa prima che riuscissi a vederla… Sapevo che mi sarebbe piaciuta tanto! Un abbraccio!

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