Las Palmas, cosa vedere: il volto sorprendente della capitale di Gran Canaria
Las Palmas è stata l’ultima tappa del mio itinerario a Gran Canaria, quella che avrei dovuto vivere con la stanchezza di chi ha già visto abbastanza e invece mi ha sorpresa. Non me lo aspettavo, lo ammetto. Avevo in testa vulcani, dune, spiagge infinite, e invece mi sono ritrovata a camminare per ore tra vicoli acciottolati e chiese secolari, con la sensazione netta di essere capitata in una città che aveva molto più da raccontare di quanto una sola giornata potesse contenere.
In questo articolo vi racconto cosa vedere a Las Palmas in una giornata: dalla cattedrale ai quartieri storici di Vegueta e Triana, dai musei dedicati a Colombo e all’arte contemporanea fino alla spiaggia di Las Canteras.
Ho visto tutto quello che racconto in questo articolo in un giorno solo. È stata una full immersion vera e propria, quasi frenetica, della quale non mi sono pentita nemmeno per un istante. Las Palmas de Gran Canaria mi è piaciuta moltissimo, forse più di quanto mi aspettassi. Quando si viaggia su un’isola, l’attenzione finisce quasi sempre su spiagge, vulcani e borghi, mentre la capitale rimane relegata a un ruolo secondario. Las Palmas, invece, merita molto più di questo: se tornerò sull’isola, questa città avrà sicuramente diritto ad almeno due giorni pieni, perché in ventiquattro ore ho solo scalfito la superficie di quello che ha da offrire.
Las Palmas de Gran Canaria, cosa vedere: la mia mappa del cuore in una giornata
Cosa vedere a Las Palmas non è una domanda che si esaurisce in una lista di monumenti. È una città che si lascia scoprire camminando, cambiando quartiere e passando, nel giro di poche centinaia di metri, dalla solennità di una cattedrale cinquecentesca alla brezza salmastra di una spiaggia urbana. Ecco, nel dettaglio, tutti i luoghi che ho visitato e che consiglio di inserire in un itinerario a Las Palmas, qualunque sia il tempo che avete a disposizione.
Catedral de Santa Ana
La Catedral de Santa Ana è il primo edificio che ti accoglie entrando nel cuore di Vegueta, e sinceramente è difficile non rimanere colpiti dalla sua mole scura che si staglia contro il cielo. La sua costruzione iniziò intorno al 1500 per volere dei Re Cattolici, ma i lavori si interruppero più volte per mancanza di fondi, tanto che il cantiere è rimasto aperto per quasi quattro secoli. Questo lunghissimo processo ha regalato all’edificio un aspetto ibrido, quasi stratificato: l’interno conserva le forme del gotico, con tre navate e colonne che si aprono verso l’alto ricordando il tronco di una palma, mentre la facciata che affaccia sulla piazza è stata rifatta in epoca più recente secondo canoni neoclassici. Il contrasto tra i due stili è evidente e, a modo suo, racconta la storia stessa di un’isola che ha assorbito culture e mode diverse nel corso dei secoli. Dall’esterno colpiscono soprattutto le due torri gemelle della facciata, che si vedono spuntare da diversi punti di Vegueta ancora prima di arrivare in piazza. Dentro, l’atmosfera cambia completamente: la luce filtra bassa tra le vetrate, i passi rimbombano sul pavimento di pietra, e c’è un silenzio che invita a rallentare il ritmo, dopo la confusione allegra delle strade appena percorse.


Eremo di San Antonio Abate
A pochi passi dalla cattedrale, quasi nascosto rispetto alla mole imponente di quest’ultima, si trova un edificio piccolo e sobrio che in realtà custodisce uno dei racconti più affascinanti della città: l’Ermita de San Antonio Abad. Sorge nel punto esatto in cui, secondo la tradizione, fu costruita la primissima cappella di Las Palmas, eretta nel 1478 all’interno dell’accampamento militare del conquistatore Juan Rejón. Quella cappella originaria divenne la prima cattedrale della città, prima che venisse edificata la ben più grande Catedral de Santa Ana. L’edificio che si vede oggi, con la sua facciata semplice in pietra e il piccolo campanile a vela, risale invece al Settecento, ma la suggestione resta intatta: si narra che qui, nel 1492, Cristoforo Colombo si sia fermato a pregare prima di salpare verso il Nuovo Mondo, tanto che l’edificio viene ancora chiamato da molti “ermita de Colón”.
Oggi lo spazio fa parte del circuito espositivo del CAAM, il museo d’arte contemporanea della città, e questo mix tra devozione popolare e arte attuale gli conferisce un fascino tutto particolare: visitarlo significa attraversare cinque secoli in pochi passi, dalla preghiera di un navigatore genovese alle installazioni di artisti contemporanei.

Quartiere Vegueta
Vegueta è il nucleo storico da cui tutta Las Palmas de Gran Canaria si è sviluppata, il primo insediamento fondato nel 1478 proprio da Juan Rejón lungo le rive del barranco Guiniguada.
È un adorabile intreccio di stradine strette, facciate color pastello, portoni in legno scuro e balconi tipici canari che si affacciano su cortili interni pieni di piante. Ogni angolo sembra nascondere qualcosa: una chiesa minore, una targa che racconta un pezzo di storia, una bottega artigiana che vende ceramiche locali. Qui nessun edificio è davvero imponente (a esclusione della Cattedrale), ma l’insieme restituisce una grazia uniforme tra stradine e piazze che invita a concedersi il tempo di godere di ogni angolo.
Vegueta è anche il quartiere universitario e culturale per eccellenza, sede di musei, archivi e biblioteche, ma non ha nulla di polveroso o accademico nell’atmosfera che si respira per strada: bar pieni di studenti, terrazze con tavolini all’ombra, gente del posto che si ferma a chiacchierare sulla soglia di casa. Consiglio di dedicargli tempo senza fretta, magari perdendosi apposta tra le vie secondarie lontane dagli itinerari più battuti, perché è proprio lì che si trovano gli scorci più autentici e meno fotografati. Se dovessi indicare un solo quartiere per rispondere alla domanda cosa vedere a Las Palmas, sceglierei senza esitazione questo.


Mercato de Vegueta
Come spesso succede, i mercati sono quei luoghi che raccontano la quotidianità di una città meglio di qualsiasi monumento. Il Mercado della Vegueta non è da meno. Si trova a pochi passi dalla cattedrale, in un edificio ottocentesco dalla struttura in ferro battuto tipica dei mercati coperti europei di quell’epoca. Appena si entra si viene avvolti da un misto di profumi: pesce fresco, formaggi locali, frutta tropicale, spezie. I banchi sono gestiti in gran parte da famiglie che lavorano lì da generazioni, e non è raro scambiare due parole con i venditori, curiosi di sapere da dove arrivano i turisti che si aggirano tra le bancarelle. Mi sono fermata a lungo semplicemente a osservare: le cassette di frutta impilate con precisione quasi geometrica, i banchi del pesce lucidi e ordinatissimi, le voci che si accavallano in spagnolo e in canario stretto. Anche solo attraversarlo con lo sguardo, senza comprare nulla, restituisce un’immagine viva e concreta della città, lontana dalle cartoline patinate e molto più vicina alla vita reale di chi a Las Palmas ci abita davvero.


Casa Museo Cristoforo Colombo
Proprio dietro la cattedrale sorge un complesso architettonico che unisce diversi edifici costruiti tra il Cinquecento e il Novecento, oggi conosciuto come Casa de Colón. Il nome deriva dalla tradizione secondo cui qui, nell’edificio che un tempo ospitava la residenza dei governatori dell’isola, avrebbe soggiornato Cristoforo Colombo nel 1492, mentre una delle sue caravelle veniva riparata durante la sosta alle Canarie prima della traversata atlantica. Che sia realmente accaduto o meno, poco importa: la casa-museo che si visita oggi è comunque un piccolo scrigno di storia, con cortili interni pieni di piante, balconi in legno finemente lavorato e soffitti a cassettoni che raccontano lo stile coloniale canario meglio di tante fotografie. All’interno, il percorso museale è diviso in diverse aree tematiche che ripercorrono i viaggi di Colombo, il ruolo delle Canarie come ponte tra Europa e America, e la storia stessa della città di Las Palmas. Ci sono anche sale dedicate alle culture precolombiane e una collezione di dipinti che spazia dal Cinquecento all’Ottocento. Non è un museo enorme, ma denso; e vale la pena visitarlo anche solo per ammirare l’architettura del cortile centrale, che da sola vale la deviazione.



CAAM
Il CAAM, Centro Atlántico de Arte Moderno, mi ha fatto omaggio di quella che probabilmente è stata la visita più emozionante della mia giornata a Las Palmas. Il museo occupa diversi spazi espositivi nel cuore di Vegueta, compresa l’Ermita de San Antonio Abad di cui ho parlato prima, e ospita mostre temporanee di arte contemporanea con un taglio spesso politico e sociale, oltre a una collezione permanente dedicata all’arte canaria e latino-americana del Novecento. Quando l’ho visitato io era in corso Memorias colectivas/Represiones cotidianas, una mostra del collettivo Art al Quadrat che intrecciava video, fotografia e installazioni sonore per raccontare come certi meccanismi di repressione si siano insinuati nella cultura popolare, normalizzandosi nei gesti più quotidiani. Una parte del percorso era dedicata alle donne rapate durante il franchismo, una pratica punitiva usata contro chi veniva accusata di comportamenti non conformi al regime, e vedere quei volti e quei racconti restituiti attraverso l’arte mi ha provocato il nodo alla gola che non mi aspettavo. È stato uno di quei momenti in cui il viaggio smette di essere solo scoperta di luoghi belli e diventa anche confronto con la storia, quella scomoda, quella che spesso si preferisce non raccontare. Se capitate al CAAM, vi consiglio di informarvi prima su cosa è in programma: le esposizioni cambiano periodicamente e possono fare davvero la differenza nell’esperienza complessiva della visita.


Museo Canario
Il Museo Canario rappresenta uno dei punti di riferimento culturali più importanti dell’intero arcipelago, ed è impossibile parlare di Las Palmas senza citarlo. Fondato nel 1879 da un gruppo di intellettuali locali guidati dal medico Gregorio Chil y Naranjo, il museo ha sede in un edificio storico nel cuore di Vegueta ed è oggi il più grande centro specializzato nello studio della cultura preispanica delle Canarie. Al suo interno si trova una collezione dedicata quasi esclusivamente alla popolazione aborigena di Gran Canaria, i cosiddetti canarii, giunti sull’isola dal Nord Africa nei primi secoli dell’era cristiana. Tra i reperti più significativi ci sono le pintaderas, piccoli sigilli in argilla o pietra utilizzati per decorare tessuti e pelli, oltre a vasellame in ceramica, utensili in pietra e una vasta raccolta di resti antropologici, tra cui mummie e crani, che hanno reso il museo un riferimento internazionale per gli studi di paleoantropologia. Chi si interessa di archeologia e di storia precoloniale troverà qui uno dei musei più completi di tutto l’arcipelago, tanto che alcune testate spagnole lo hanno definito uno dei migliori musei archeologici del paese.
Quartiere Triana
Se Vegueta racconta il passato coloniale e religioso di Las Palmas, Triana ne racconta l’anima commerciale e borghese cresciuta tra Ottocento e primi del Novecento. Il cuore del quartiere è Calle Mayor de Triana, vivace via pedonale che collega idealmente Vegueta al resto della città moderna, fiancheggiata da palazzi eleganti in stile modernista, negozi storici e caffetterie che occupano edifici con più di un secolo di vita. La passeggiata è piacevole già di per sé, ma il vero consiglio che mi sento di dare è quello di abbandonare di tanto in tanto la strada principale per infilarsi nelle vie laterali, meno battute dai turisti e per questo più autentiche: lì si trovano botteghe, piccoli bar, cortili nascosti e dettagli architettonici che è un peccato lasciarsi sfuggire.
Ho trovato particolarmente belle alcune facciate decorate con piastrelle colorate e ringhiere in ferro battuto, testimonianza di un periodo in cui Las Palmas viveva un momento di grande prosperità economica legata al commercio portuale. Triana è anche un ottimo posto dove fermarsi per uno spuntino o un caffè, magari approfittando di una delle tante terrazze che si affacciano sulla via, per osservare il viavai di residenti e turisti che si intreccia senza sovrapporsi mai del tutto.

Le piazze del centro
Il centro di Las Palmas è costellato di piccole piazze che meritano una sosta, ognuna con un carattere diverso. La Plaza de las Ranas, con la sua fontana decorata da piccole rane in ceramica, è uno di quegli spazi minori che regalano un momento di pausa tra una tappa e l’altra, perfetto per sedersi cinque minuti all’ombra prima di ripartire. Ma la piazza che più mi ha conquistata è stata senza dubbio la Plaza del Cairasco, uno spazio elegante circondato da palme e panchine in pietra, che deve il suo fascino soprattutto all’edificio che vi si affaccia: il Gabinete Literario. Si tratta di un palazzo dalle fattezze decisamente scenografiche, costruito a fine Ottocento su un progetto degli architetti Fernando Navarro e Rafael Massanet, con due torri gemme coronate da piccole cupole e una facciata ricca di grandi finestre decorate. Nato come società culturale nel 1844, il Gabinete Literario è ancora oggi un centro attivo che ospita mostre, eventi e una biblioteca storica, e il suo interno custodisce un salone in stile francese che vale la pena chiedere di vedere se capita l’occasione. Sedersi in Plaza del Cairasco con un caffè in mano, guardando la facciata di questo edificio mentre la vita del quartiere scorre attorno, è stato uno dei momenti più rilassanti dell’intera giornata, un piccolo intervallo di quiete dopo ore di cammino.

Spiaggia Las Canteras
Ho chiuso la mia giornata a Las Palmas de Gran Canaria nel modo più naturale possibile: con i piedi nella sabbia della Playa de Las Canteras. È una spiaggia urbana lunghissima, che corre parallela alla città per oltre tre chilometri, protetta al largo da una barriera rocciosa naturale che rende il mare quasi sempre calmo e adatto anche a chi non ama le onde troppo agitate.
Ci sono arrivata attraversando il quartiere di Santa Catalina, quello che si apre proprio sul paseo marítimo, e che ho trovato piacevolissimo da percorrere: palme, locali con tavolini all’aperto, un via vai quotidiano di persone che passeggiano, comprano, vivono.
Essendo estate, mi aspettavo di trovare la spiaggia sovraffollata, e invece ho avuto la fortuna di goderla con meno gente rispetto ad altre spiagge turistiche dell’isola, probabilmente perché la maggior parte dei visitatori resta concentrata più a sud, verso Maspalomas e Playa del Inglés.
Las Canteras, invece, sebbene piuttosto rinomata e citata tra le cose da vedere a Las Palmas, in estate è frequentata da chi a Las Palmas ci vive davvero: famiglie al tramonto, surfisti che approfittano dell’onda vicino alla zona nota come “La Cícer”, runner che sfruttano il fresco della sera. Guardare il sole calare dietro l’oceano da questa spiaggia, dopo una giornata intera passata tra chiese, musei e quartieri storici, è stato il modo migliore per chiudere il cerchio: dalla città coloniale di Vegueta fino all’Atlantico, in poche centinaia di metri e in una manciata di ore.

A Las Palmas sono arrivata pensando di spuntare l’ultima casella di un viaggio già ricco di suo (che presto vi racconterò) e invece ne sono uscita con la certezza di aver trovato una delle tappe più intense e complete di tutta Gran Canaria. Se dovessi dare un consiglio a chi si chiede cosa vedere a Las Palmas con poco tempo a disposizione, direi di non sottovalutarla mai: bastano poche ore per innamorarsene, ma ce ne vorrebbero molte di più per conoscerla davvero.
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