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Cosa vedere ad Amsterdam (in tre giorni e da soli)

Oggi è uno di quei giorni in cui mi ci vorrebbe un aereo. La destinazione “ovunque” sarebbe più che sufficiente.
In realtà, tornare in Olanda non mi dispiacerebbe; ci penso soprattutto da quando ho deciso di rimettere mano a questo vecchio post. 
Del mio viaggio in solitaria ad Amsterdam conservo un ricordo indelebile e il motivo è tanto semplice quanto intricato: in un certo senso, infatti, è grazie a quei canali se ho dato il la alla mia storia d’amore con tutte le lettere maiuscole. Ne è derivato che, ovviamente, passeggiavo per la città camminando a tre metri da terra, ridendo da sola per ogni cavolata e infervorandomi per tutto quello che osservavo.
Se a questa romantica euforia aggiungete i colori del Bloemenmarkt (il Mercato dei fiori galleggiante), l’arte che sembra fiorire ovunque e la vivacità delle strade a tutte le ore del giorno e della notte potete benissimo immaginare il contesto di gioia nel quale mi sentivo felicemente immersa.

Da Amsterdam sono tornata pensando: questa è una delle tre città in cui vivrei (per la cronaca: le altre due sono Berlino e Dublino). 
Quando pensa a cosa vedere ad Amsterdam la mente del viaggiatore corre il più delle volte ai vicoli incrociati del quartiere a luci rosse o ai coffee shop più di tendenza. Per me invece è impossibile non apprezzare la città per i suoi musei, per i negozi vintage del quartiere Jordaan, o anche solo per il piacere di camminare su strade dove la bicicletta la fa da padrone (in tutti i sensi: tu, pedone, non devi azzardarti a invadere la pista ciclabile altrimenti sei morto). Città del genere ti invogliano a scoprirle vagando liberamente, senza meta e seguendo solo l’istinto. E stai a vedere che, a furia di vagare e curiosare, ti ritrovi al centro di una piazzetta monumentale, di fronte a un panorama speciale o all’interno di un cortile nascosto e antichissimo.

Ho ritrovato il vecchio file in cui, prima di partire, avevo appuntato idee e consigli su cosa vedere ad Amsterdam. Un’emozione rileggerlo e sfogliare le foto per scegliere quali utilizzare nel post.
Ero andata in Olanda per il ponte di Ognissanti. Mi sono ripromessa che la prossima volta, però, Amsterdam dovrò vederla con la luce della primavera (e i tappeti di tulipani in fiore). E in compagnia.

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Piazza Dam

Il mio viaggio in solitaria ad Amsterdam è iniziato proprio da questa grande piazza dai toni scuri e dai palazzi in stili diversi l’uno dall’altro. Ma credo che qualsiasi viaggio ad Amsterdam non possa che cominciare proprio da Piazza Dam, cuore storico, istituzionale e culturale della città. Può ricordare vagamente la Grand Place di Bruxelles, se non altro per la varietà architettonica.
Il Palazzo Reale e la Nieuwe Kerk sono sicuramente i due edifici principali; chissà perché, però, la cosa che più catturò la mia attenzione e che ancora adesso ricordo nitidamente è la facciata rosso sgargiante dell’hotel Die Port Van Cleve (che a vederlo immagino appartenga a una categoria piuttosto lontana dall’ostello da “pezze sul sedere” in cui avevo scelto di alloggiare io).

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Bloemenmarkt

Il Bloemenmarkt è quel posto che riuscirebbe a far amare i fiori a chiunque. Persino a me che non ho mai avuto nemmeno mezzo pollice verde (ma comunque i fiori mi piacciono). Mi sarei portata via quintali e quintali di bulbi di tulipani se avessi avuto poi dove piantarli. 
Al di là del fatto che non capita tutti i giorni di visitare un mercato dei fiori galleggiante su un canale, la particolarità del Bloemenmarkt sta in quel ventaglio colorato che, nell’arco di pochi metri, offre agli occhi di chi gli passa accanto. Che per quanto possa essere un passante distratto non può non fermarsi a guardare, anche solo per un attimo.
Non c’è alcun bisogno che vi ricordiate di inserirlo nei vostri appunti su cosa visitare ad Amsterdam: troverete il mercato galleggiante facilmente; finché resterete nel centro città il suo profumo vi raggiungerà ovunque.

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Il Museo di Van Gogh

Puoi mai decidere di andare in Olanda e non includere nel tuo programma su cosa vedere ad Amsterdam una visita al museo dedicato al grande Vincent? Risposta: ovviamente no.
Ora, io non vado in visibilio per qualsiasi cosa che si (auto)definisca arte; diciamo però che quello che è stato prodotto dalla metà del’700 in poi è più facile che incontri i miei banalissimi gusti da spettatrice. Quella del museo dedicato a Van Gogh ad Amsterdam, ad esempio, era una di quelle esposizioni che desideravo vedere da tempo. La fila di un’ora e mezza fatta prima di entrare non mi ha tolto neanche un briciolo di entusiasmo.
Che dire, lì dentro c’è tutto. C’è la sua vita, ci sono i suoi colori. Le stanze, gli autoritratti, la natura. I soggetti visti e rivisti decine di volte tra le pagine di storia dell’arte, sui poster appesi alle pareti di casa, ammirati durante altre mostre o in televisione o in fotografia. Van Gogh (le sue opere, più che altro) è uno di quelli che ti sembra di conoscere da sempre. 
A costo di non perderlo, avrei sopportato pazientemente una fila ben più lunga.

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La Casa Museo di Anna Frank

Il la romantico a cui accennavo prima è scattato mentre ero in fila per entrare nella Casa Museo di Anna Frank, uno dei personaggi che più ho amato negli anni della mia adolescenza. Anche in questo caso la fila si protraeva da più di un’ora, il freddo e l’umido non perdonavano e io, mentre tenevo tra le mani congelate un bicchiere caldo di tè (sia fatto santo subito il baretto d’asporto a pochi metri dall’ingresso del museo) ho composto il messaggio che di lì a pochissimo avrebbe cambiato la mia vita. Inutile dire che, una volta entrata al museo, complice l’emozione di poter visitare un luogo che tante volte avevo provato a immaginare, mi sono commossa come una bambina.
Non è tanto quello che vedi percorrendo quegli ambienti piccoli e bui che, tutto sommato, non sembrano avere nulla di rilevante. A martellare è soprattutto l’idea che otto persone (compresa Anna) ci abbiano trascorso due anni della loro esistenza; e siano stati costretti dalle circostanze a trascorrerla in gran segreto e senza poter mettere il naso fuori neanche per un secondo. Totalmente dipendenti dal contatto con quei pochi che conoscevano la verità e rappresentavano il loro unico tramite con il mondo esterno.
Quando ho preso in mano per la prima volta il suo diario avrò avuto più o meno la sua età. Anche io tenevo un diario da adolescente, e se ho iniziato a scrivere sul mio lo devo al fatto di aver trascorso ore e ore a divorare il suo. Avevamo la stessa età ed entrambe tenevamo un diario: questo mi bastava per sentirla vicina. E in più l’ammiravo perché, persino in quell’orribile situazione di terrore, minacce e prigionia, lei era stata capace di cogliere l’occasione di crescere e farsi più donna.
 

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Il quartiere Jordaan

Quello che si sviluppa intorno alla casa-nascondiglio di Anna Frank è il quartiere Jordaan, che credo sia stato lo spunto per cui ho maturato nella mia testa la consapevolezza che in una città come Amsterdam mi trasferirei a colpo. Uno dei primi post che ho scritto su questo blog l’ho scritto pensando proprio al Jordaan e ad altri quartieri follemente attraenti che ho incontrato in giro per l’Europa. Insomma, da inserire in cima alla lista di cose da vedere ad Amsterdam, che vi fermiate un giorno o una settimana.
Nato come quartiere operaio, divenuto poi multietnico e sovrappopolato, si può dire che sia stata l’arte a salvarlo da chi, nel secolo scorso, intendeva trasformarlo. Ben presto, il Jordaan è diventato infatti il nido di artisti e intellettuali; a testimoniarlo, le splendide gallerie d’arte che fioriscono a ogni angolo delle sue strade. I monumenti disseminati per il quartiere con l’intento di raccontarne la storia, i piccoli bar frequentati dai giovani e i negozietti che espongono articoli e accessori vintage lo rendono esattamente il mio  “quartiere tipo”. Mi ci vedrei benissimo a trascorrere le mie giornate.

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Il Red Light district di Amsterdam

Arriviamo a quello che per molti è il “dunque” quando si tratta di visitare Amsterdam. Il Red Light district più famoso d’Europa (chiedo scusa se ne esistono altri più famosi, non frequento granché il genere). Sicuramente molti di voi lo avranno incluso nel loro programma su cosa vedere ad Amsterdam e, in effetti, in un certo senso ci sta. Io stessa ne ero incuriosita. 
Quando sono andata io, però, le sue strade erano invase dai turisti (e molte erano famiglie con bambini, pensa un po’). Signorine in vetrina ne ho viste poche ma ammetto di non essermi messa a sbirciare con particolare cura. Più che altro ho trovato il quartiere interessante per i suoi tanti locali, per le luci (quelle rosse comprese, fanno scena) e per i negozi bizzarri (mi è rimasta impressa la Condomerie, per restare in tema). Insomma, se avete messo in conto di portare regali e souvenir dall’Olanda al quartiere a luci rosse troverete di sicuro delle divertenti ispirazioni.
Ah, dimenticavo: da quelle parti ci sono alcuni dei coffee shop più famosi della città (altro “dunque” piuttosto caro ai visitatori di Amsterdam), che però essendo i più famosi sono anche i più turistici.
Infine, giusto per dare un tocco di sacro a tutto questo profano, in zona si trova anche la Oudekerk, la chiesa più antica della città.

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Albert Cuypmarkt e il quartiere De Pijp

Non potevo fermarmi tre giorni ad Amsterdam e non fare un giro in uno dei mercati più amati della città (nonché uno di quelli maggiormente presi d’assalto nel weekend): l’Albert Cuypmarkt. Troverete interessanti esposizioni di formaggi molto più a buon mercato di quelli che vedrete nelle vetrine dei negozi del centro. Lo stesso dicasi per altri cibi da asporto e prodotti di qualsiasi altro genere.
L’Albert Cuypmarkt si trova nel quartiere De Pijp, un volto di Amsterdam dai tratti decisamente multietnici. Fossi in voi un giro lo farei. E anche una passeggiata rilassante nel parco in stile inglese Sarphatipark. Altra idea: nella stessa zona potrete andare a testare l’Heineken Experience nel museo dedicato; io, avendo pochi mesi prima visitato il museo della Guinness a Dublino, ne ho fatto a meno e ho preferito concentrarmi su altro.

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Il Begijnhof

Varcherete una soglia piccola e ben nascosta per ritrovarvi in un luogo incredibile che racchiude secoli di storia. Un cortile segreto, un posto che ha tutta l’aria di sembrare un mondo a sé, eppure si trova a poca distanza del centro pulsante di Amsterdam.
Il Begijnhof, altro luogo da inserire nel programma di cosa vedere ad Amsterdam sia che ci si fermi un giorno e sia che si rimanga una settimana, è il cortile attorno al quale si sviluppano decine di abitazioni dove, nei secoli passati e fino a pochi decenni fa, hanno vissuto le pie donne beghine (che non erano suore ma avevano comunque scelto di condurre una vita all’insegna della carità). Non si tratta di visitare semplicemente un cortile: quest’ultimo, i particolari che custodisce e le case che gli stanno attorno sono testimoni di una storia che, secondo me, vale la pena conoscere.

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Rembrandtplein (Piazza Rembrandt)

Centralissima, vivace, piena di vita, locali e palazzi belli. Un’occhiata fugace basta per accorgersi subito di che nodo nevralgico e fondamentale sia piazza Rembrandtplein. Su due lati è circondata dall’Amstel, che credo sia uno dei canali più grandi di Amsterdam, e questo conferisce a tutta l’area un non so che di grande, arioso e aperto. I ponti che collegano questa zona sono bellissimi e monumentali. Il panorama che offrono attraversandoli potete immaginarlo. 
Uno di questi attraversamenti mi ha condotto al cospetto del monumento dedicato a Spinoza che è quello che vedete qui sotto in foto. Non potevo non immortalarlo, specie in memoria delle ore difficili che anni fa abbiamo trascorso insieme sui libri di filosofia.

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Il teatro Pathè Tuschinski

Lo troverete esplosivo. Il Pathè Tuschinski, cinema-teatro tra i più frequentati di Amsterdam, si trova a pochi passi da Rembrandtplein. Per cui, se vedete la prima dovete vedere assolutamente anche il secondo. O viceversa.
Ripeto, è esplosivo. Nelle luci, nei colori, nelle decorazioni del soffitto. Immaginerete quanto il tutto sia esagerato (in senso positivo) già prima di mettere piede in sala, sostando nel foyer. A me ha ricordato le atmosfere “cariche” e i personaggi vistosi e appassionati dei film di Baz Luhrmann (che adoro).

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Ad Amsterdam si lega anche il ricordo del peggior ostello in cui sono mai stata: scelto per la posizione, a pochi metri da Piazza Dam, si trattava di un buco sviluppato su tre piani in cui a farla da padrone era un forte odore di fumo. La reception era un magazzino di cose accatastate l’una sulle altre, le scale che portavano alle camere erano buie e coperte da una moquette rossa pesante e polverosa. “Se devi fumare non aprire la finestra ma la porta”: questa l’unica raccomandazione che l’eccentrico proprietario ci ha tenuto a farmi dopo avermi consegnato le chiavi della mia stanza. Lui che, costantemente fumato e bevuto, ogni volta che rientravo dai miei giri mi fermava su per le scale per chiacchierare del più e del meno. Barba e capelli incolti e bianchissimi, occhi grandi e un po’ persi nel vuoto, mani ingiallite dal fumo, aria svampita: aveva vissuto ovunque e sembrava conoscere qualsiasi posto citassi. Ah, si aggirava per l’ostello anche il suo bel micione nero sul quale, nel buio delle scale, ho rischiato di inciampare varie volte.
Ma, tutto sommato, ci sono stata bene.
 Anzi, mentirei se non riconoscessi che anche l’ostello ha reso indimenticabile il mio viaggio in solitaria ad Amsterdam. E chissà, forse, tornassi indietro, sarebbe ancora la mia prima scelta.

 

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4 Comments
  • Sara de Colle
    Posted at 16:41h, 05 giugno Rispondi

    Una mini guida molto completa su Amsterdam! Grazie Velia, da tenere proprio in considerazione per un prossimo viaggio nella capitale olandese.

    • Alla fine di un viaggio
      Posted at 17:46h, 05 giugno Rispondi

      Grazie, Sara 🙂 Sei sempre carinissima!

  • Betty
    Posted at 12:16h, 07 giugno Rispondi

    Io la penso esattamente come te su Amsterdam, ci vivrei e per ora la più bella città europea che io abbia visitano
    No, non la più bella (magari quel trono è riservato a posti più regali, tipo Parigi o Roma) ma di sicuro quella che mi ha emozionato di più
    ti consiglio di visitare la Biblioteca, su vicino alla stazione ed al mare, io ho detto ai miei figli :”Quando morirò spargete le mie ceneri qua dentro , voglio infestare questo posto per sempre”
    Se mi cercate, sono alla Bibloteca di Amsterdam nei secoli dei secoli Amen

    Ciao Betty

    PS Quando l’ho fatta visitare ai miei figli, brontolavano dicendo che se i loro amici avessero saputo che erano andati ad Amsterdam a visitare UNA BIBILIOTECA li avrebbero derisi a morte

    • Alla fine di un viaggio
      Posted at 12:24h, 07 giugno Rispondi

      ahahah, immagino 🙂 Anche a me, prima di partire, sembrava assurdo andare da sola proprio ad Amsterdam, città super frequentata dalle compagnie. E invece poi è stato tutto perfetto, meglio di così non sarebbe potuta andare.
      Ti ringrazio per aver condiviso il tuo ricordo. Se un giorno dovessi mai tornare ad Amsterdam seguirei il tuo consiglio e andrei sicuramente a visitare la biblioteca (le biblioteche sono posti bellissimi!).
      A presto!

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