escursionismo abruzzo

Escursionismo in Abruzzo: 7 percorsi per trekking speciali

La vita a volte ti sorprende, chi lo sostiene ha ragione da vendere.
E una cosa che io non mi sarei mai aspettata dalla mia è quella di diventare, in poco tempo, grande appassionata di trekking e camminate nella natura. Alt: ho detto appassionata, non esperta. Per lo meno, non ancora. Ma datemi tempo e forse sarò io a sorprendervi.
In Abruzzo ho scoperto un territorio nel quale dare libero sfogo alla passione per la vita all’aria aperta; ed è così che trekking e sentieri più o meno impegnativi sono diventati uno dei principali leit motiv del mio viaggio estivo.
Quello che segue è un resoconto della mia esperienza di escursionismo in Abruzzo, i percorsi seguiti e le mete raggiunte. Non mancano dettagli pratici, relativi soprattutto ai dislivelli (che in alcuni casi mi hanno fatto penare) e alla durata della passeggiata.
Del viaggio in Abruzzo scriverò ancora e ancora. Nella testa e nella memoria conservo fiumi di parole per raccontare questa terra meravigliosa e, per alcuni versi, ancora poco raggiunta. Perdonatemi quindi se, per i prossimi tempi, questo blog diverrà quasi monotematico. Ma vi prometto che varrà la pena di continuare a leggerlo.
 

Trekking in Abruzzo, sette percorsi per amanti della natura

Parlando di escursionismo in Abruzzo voglio mettervi in guardia: è probabile che i percorsi che sto per raccontarvi rientrino tra i meno difficili che potreste fare alla scoperta della regione.
La mia passione per il trekking è esplosa relativamente da poco tempo, per cui non mi cimento con strade impervie, arrampicate o cose simili. Cerco, dove possibile, di prediligere la facilità (soprattutto per non correre rischi inutili). Questo per dirvi che, forse, i percorsi di cui vi parlo nel post risulteranno delle bazzecole per i camminatori professionisti e i più allenati; a me, almeno a tratti, hanno messo a dura prova. È tutto molto soggettivo, dipende dalle capacità e dal livello di ognuno.
Chiusa la doverosa parentesi, possiamo metterci in cammino. Vi presento i sette sentieri che ho affrontato durante la mia vacanza abruzzese.

escursioni da fare in abruzzo

Anello del Ponte del Vallone nella Valle dell’Orfento

E pensare che, in un primo momento, i panorami straordinari della Valle del fiume Orfento non avevano trovato posto nel mio programma di viaggio (vedi alla voce: non fare affidamento al 100% su ciò che si trova in rete quando si cercano info su itinerari e cose da vedere. Meglio dotarsi anche di una guida cartacea o, per lo meno, sentire cosa consigliano gli enti del turismo locali). Meno male che è stata una delle primissime cose che la nostra padrona di casa ci ha consigliato di fare, se non altro per la poca distanza del sito dal nostro appartamento.
E così, abbiamo colto il consiglio al volo: la valle dell’Orfento ha suggellato l’inizio della nostra vacanza abruzzese con una lunga camminata che è stata perfettamente in grado di riassumere la bellezza che avremmo visto di lì alle successive due settimane. Non avremmo potuto desiderare un inizio migliore.
Passo alle info pratiche: il sentiero che abbiamo intrapreso è il B2, che parte nel paesino di Caramanico Terme, a poca distanza dal Centro Visite della Valle dell’Orfento (dove dovrete andare a registrarvi e a ritirare la mappa del percorso). In zona ci sono anche un paio di aree parcheggio dove lasciare l’auto.
Il sentiero B2 è piuttosto semplice e adatto a tutti. Non posso neanche definirlo faticoso, dato che si tocca un dislivello inferiore ai 200 metri. La camminata avviene in gran parte all’ombra, all’interno del bosco, cosa che ci ha permesso di affrontarla nelle primissime ore del pomeriggio. Noi ci abbiamo messo circa 4 ore, includendo però alcune soste in riva al fiume. Il tratto più impegnativo è stato l’ultimo, dove si risale la ripida scala che dalle gole porta al ponte di Caramanico e dunque all’imbocco della strada statale.
La bellezza di cui vi parlavo prima, e che vi terrà compagnia lungo gran parte del sentiero, è folta e variegata: si comincia con quella “più ad alta quota”, panoramica e lussureggiante dei costoni di roccia che scendono nella valle. Si prosegue con il percorso che segue il corso dell’Orfento, con una eventuale sosta nelle spiaggette di sassi in cui testare la temperatura dell’acqua. Infine, dopo aver attraversato valloni e ponti di legno, si arriva a uno dei punti più spettacolari della camminata, ossia le gole scavate dal fiume.
Da lì, come vi dicevo, si risale verso il ponte di Caramanico Terme, sulla statale. Proprio di fronte al ponte troverete un baracchino dove ristorarvi con una bibita e ottimi salumi locali. Qui si ferma anche l’autobus che conduce al centro del paese, ma noi, che evidentemente non ne avevamo ancora abbastanza, abbiamo proseguito a piedi fino al posteggio (sono all’incirca altri 2 km).
Ho solo intravisto il centro di Caramanico Terme, che mi è sembrato delizioso, anche se un po’ turistico (in confronto ad altri borghi abruzzesi molto solitari che abbiamo visitato e dei quali vi parlerò nei prossimi post). Eppure, una sorpresa immensa ce l’ha fatta proprio Caramanico, con le sfumature arancio e d’oro del suo immenso tramonto dietro la montagna.
Il nostro primo tramonto abruzzese.

valle dell'Orfento nella maiella
escursionismo abruzzo nella valle dell'Orfento

Trekking da Santo Stefano di Sessanio a Rocca Calascio

È impensabile parlare di trekking in Abruzzo senza fare riferimento a una delle escursioni in assoluto più amate e frequentate della regione: quella che dal borgo di Santo Stefano di Sessanio (che va visitato indipendentemente dal fatto che affronterete o meno la camminata) conduce a Rocca Calascio, uno dei castelli più alti d’Italia, reso famoso dal film cult Ladyhawke. Siamo nel cuore del Parco Nazionale del Gran Sasso, praticamente ai confini dell’altopiano di Campo Imperatore.
Mi piacerebbe potervi dire anche in questo caso che si è trattata di una passeggiata facile facile e dalla quale uscirete indenni, ma non sarei del tutto sincera. Quel giorno credo di aver messo piede in uno dei luoghi in assoluto più incredibili che abbia mai visto in vita mia. Ancora adesso faccio fatica a trovare le parole più adatte a descrivere il paesaggio così brullo e al tempo stesso così vivo che ho attraversato per raggiungere la meta. Ma la fatica si è fatta sentire. Specie per le alte temperature e per il fatto che, lungo la strada, non vi sono alberi a proteggere dal sole.
Il sentiero è ben segnalato, non sbaglierete e, con grande probabilità, non sarete i soli a mettervi in cammino (tra le escursioni in Abruzzo, il sentiero per Rocca Calascio è ovviamente uno dei più frequentati). Si parte a poca distanza dal centro di Santo Stefano e si procede dritto, colle dopo colle, salita dopo salita. Se siete degli escursionisti in erba come me vi capiterà spesso di pensare che non si arrivi mai alla meta, ma credetemi, non è così. Non solo ci si arriva, ma ci si emoziona pure tanto. Fermatevi ogni tanto, sedetevi su un sasso, scattate una foto. Guardatevi intorno. Non si incontrano tutti i giorni paesaggi come quelli che vi circonderanno. Così come non tutte le passeggiate regalano la stessa felicità che fa sussultare il cuore nel vedere, a un tratto, spuntare la sagoma della rocca da lontano.
Tra andata e ritorno impiegherete all’incirca 5 ore. Arrivati a Rocca Calascio vorrete poi fare una pausa all’ombra del castello. Il dislivello è di circa 250 metri (il castello si trova a 1520 metri d’altitudine). La camminata non è difficile, ma salite e discese mettono solo un po’ alla prova le ginocchia.

escursionismo abruzzo a rocca calascio
escursioni nel gran sasso

Sentiero per l’Eremo di San Bartolomeo in Legio e l’Eremo di Santo Spirito

Torniamo nella Maiella, che è stata una delle mete ricorrenti del nostro itinerario di viaggio.
La mia esperienza di escursionismo in Abruzzo ha toccato l’apice (della difficoltà) nel momento in cui ci siamo messi in cammino verso due degli Eremi più suggestivi della regione: l’Eremo di San Bartolomeo in Legio e l’Eremo di Santo Spirito (altri luoghi dei quali vi parlerò nei prossimi post). La distanza che li separa, se ci si spostasse in auto, sarebbe ridicola. A piedi, e con l’intento di compiere un giro quasi ad anello, le cose cambiano. Ma andiamo con ordine.
Per raggiungere l’Eremo di San Bartolomeo non vi è altro mezzo se non le proprie gambe. Noi abbiamo lasciato l’auto al punto ristoro Macchie di Coco, a Roccamorice, e abbiamo seguito le indicazioni del CAI. Il percorso dura circa 40 minuti, non è eccessivamente difficile, ma occhio a non scivolare: a tratti, il sentiero è infatti piuttosto ripido e ghiaioso. Ci si addentra nella Valle Giumentina, alternando percorsi panoramici a tratti boschivi. Non sarete soli, vi avviso: proprio perché si tratta di un sentiero breve, e soprattutto perché non vi è altro modo di raggiungere l’eremo, incontrerete un numero abbastanza spropositato di turisti.

Tutt’altra storia per la seconda parte della giornata. Dopo la meraviglia dell’Eremo di San Bartolomeo abbiamo proseguito verso l’Eremo di Santo Spirito che, a differenza del primo, è raggiungibile tranquillamente anche in auto seguendo la statale da Roccamorice.
Noi, ovviamente, abbiamo contato solo sulle nostre forze e sulle indicazioni del CAI (che sono ben presenti lungo il percorso).
Il sentiero che conduce al sito di Santo Spirito è semplicemente strabiliante. Quando penso a cosa significhi mettersi a tu per tu con la natura, i suoi colori e i suoi fruscii, penso a quello.
Gran parte del sentiero si svolge all’interno del bosco. Uno dei momenti più belli è stata la pausa pranzo, in cui abbiamo consumato il nostro pasto frugale all’ombra di alberi secolari, scossi dal vento con delicatezza.
Lungo tutto il cammino, il bosco è l’unico interlocutore a tua disposizione. Per quattro ore non abbiamo incontrato anima viva (di forma umana, si intende).
Si cammina tanto, tantissimo. L’ultimo tratto si compie su strada asfaltata: allo stremo delle (mie) forze, siamo infatti giunti all’imbocco con la statale, dove non rimaneva che percorrere ancora l’ultimo chilometro (con una pendenza discreta, resa più difficoltosa dalla stanchezza accumulata nelle 4 ore precedenti).
L’immensità della meta finale ripaga di tutto. Ma anche le panchine sotto agli alberi che si trovano immediatamente di fronte all’ingresso dell’eremo, ve lo assicuro.

Campo Imperatore: sentiero dei Tre Laghetti e sentiero per Valle Caterina

Non succederà mai che mi capiti di pensare all’Abruzzo e non associare immediatamente al pensiero l’immagine sconfinata di Campo Imperatore.
Davvero, non pensate neanche per un attimo di visitare la regione e perdervi i paesaggi unici che trovereste da quelle parti. Di quella sensazione incredibile che è un misto di solitudine, immensità e gratitudine che ti assale camminando su e giù per l’altipiano (o meglio, su e giù per una sua porzione. Campo Imperatore comprende un’area molto vasta) parlerò più avanti, così come della sveglia alle 5 del mattino per raggiungere il punto di partenza alle 7. Per adesso, dedichiamoci ai trekking. Che, tra l’altro, sono tra le escursioni del Gran Sasso più ambite.
A Campo Imperatore siamo stati più volte: abbiamo percorso due volte (di cui la seconda solo in parte) il sentiero dei Tre Laghetti e, una volta, il cammino che conduce a Valle Caterina.
Il primo corrisponde a un viaggio nella vera essenza dell’altipiano: vedrete dal vivo i panorami che avete ammirato tante volte in foto, la solitudine delle rocce, il manto giallo oro che le ricopre. Siamo partiti dal rifugio del lago Racollo (dove vi aspetta un ciambellone soffice e profumatissimo), che si trova a circa 1.600 metri d’altitudine, alla volta dei Tre Laghetti; l’inizio del sentiero non è ben segnalato (io l’ho scovato grazie alle tracce sul terreno), ma è pur vero che è molto difficile sbagliare direzione. Una buona mappa vi sarà senz’altro d’aiuto. A ogni modo, si parte a pochi metri dal rifugio.

sentieri a campo imperatore in abruzzo
escursionismo abruzzo a campo imperatore


Da questo momento, si sale e si scende senza sosta, incrociando un paesaggio brullo ma al tempo stesso pieno di vita. Si cammina tra fiori microscopici dalle tinte pastello, si contano le pecore e si salutano le mucche. Il suono dei loro campanacci è tutto ciò che lassù vi è dato sentire, oltre al sibilo continuo del vento. Si arriva alle rovine del Monastero di Santa Maria del Monte e, piano piano, un passo alla volta, ai tre laghi che danno il nome al sentiero: il lago Racollo, il lago di Barisciano e il lago di Passaneta. Al mio passaggio, il caldo di agosto li aveva già trasformati in grandi pozze d’acqua, che tuttavia alleviavano la sete di un numero incredibile di specie animali.
Tra andare e tornare al rifugio, pause comprese, considerate almeno tre ore. Il dislivello non è eccessivo, la camminata non è quasi mai difficoltosa. La stanchezza, il caldo e la fame sono tutte eventualità soggettive.
Con il secondo trekking a Campo Imperatore è stato come entrare in un altro mondo. Il deserto giallo oro che ci aveva accompagnato lungo il sentiero dei Tre Laghi ha lasciato il posto a un paesaggio chiazzato di verde, con ampie distese di abeti e altri alberi altissimi.
In questo caso, si è trattato di una camminata piuttosto veloce (di circa un’ora) e rilassante fino all’ingresso di Valle Caterina, ma saremmo potuti andare ancora avanti e immergerci nel cuore della faggeta. Anche da quelle parti, infatti, si incrociano diversi sentieri, percorribili sia a piedi che a cavallo. Noi siamo partiti dal rifugio Ricotta (un piccolo bivacco nascostissimo, che dalla strada principale non si vede), che si trova a pochi chilometri dal borgo di Castel del Monte e lungo la SS17 bis. Dal rifugio abbiamo seguito le indicazioni per Valle Caterina.

escursionismo abruzzo in valle caterina a campo imperatore

Percorso dalle Gole del Sagittario al borgo di Castrovalva

Tra le escursioni al Parco Nazionale d’Abruzzo non dovete farvi mancare quella all’interno della splendida Riserva WWF delle Gole del fiume Sagittario, il cui ingresso si trova nel comune di Anversa degli Abruzzi. Io, nata a metà dicembre e profonda amante del mio segno zodiacale (il Sagittario, appunto) non potevo sottrarmi.
Giunti all’ingresso della riserva, abbiamo seguito il Sentiero del Fiume (che, se non sbaglio è indicato anche con il n. 15), per accompagnare il Sagittario nel suo cammino all’interno di un microcosmo ombreggiato e profumato. A un tratto, si arriva a una grande area picnic, e da qui parte il sentiero n. 18, ossia il percorso più classico all’interno della riserva. Detto anche Sentiero Geologico (e lungo la camminata incontrerete diverse postazioni che ve ne illustreranno l’origine), in un paio di ore conduce al piccolo borgo di Castrovalva. Si raggiungono così gli 850 metri d’altezza, al termine di un percorso mediamente impegnativo che attraversa una moltitudine di paesaggi; ma chi fa escursionismo in Abruzzo questo lo sa bene. Si passa con estrema facilità dal bosco ai torrenti, dal profilo della roccia a quello del borgo antico. L’ultima parte del sentiero 18, che corrisponde a uno dei tratti più duri, si snoda su strada asfaltata. Uno sguardo alle cime che vi circonderanno, così come l’entrata al borgo, sapranno ampiamente rincuorarvi.

percorso dalle gole del sagittario a castrovalva
escursionismo abruzzo alle gole del sagittario

Sentiero delle Gole e del Monastero di San Martino

La mia esperienza di escursionismo in Abruzzo termina (per ora) con un (altro) luogo straordinario.
Forse non tutti sanno che la natura selvaggia della Maiella (ancora lei!) nasconde un piccolo canyon di rocce bianche e ripidissime. Si tratta delle Gole che conducono alle rovine dell’antichissimo Monastero di San Martino. Le gole permettono un passaggio di non più di due metri di larghezza; si passa uno per volta, senza dubbio.
Ci si arriva molto facilmente, il sito è infatti ben indicato (anche su Google Maps) e si trova poco fuori il centro del paesino di Fara. All’ingresso del sentiero che conduce alle gole vi è un’area parcheggio per le auto e una per i camper. La camminata fino alle gole, che poi prosegue fino al monastero, è brevissima (circa 20 minuti) e molto, molto facile. Non a caso, si tratta di uno dei percorsi più frequentati dai turisti (anche quel giorno eravamo in parecchi). Chi volesse proseguire può farlo lungo uno dei tanti sentieri della zona, compresi quelli che conducono in due giorni alla vetta del Monte Amaro (che si trova a un’altezza di quasi 2.800 metri). Cosa che io, almeno per ora, lascio fare volentieri ai più esperti. Quel giorno, infatti, ho preferito rifugiarmi ancora una volta nella natura, ma rimanendo seduta: a pochi passi dal parcheggio delle gole di San Martino vi è infatti un’area picnic (e anche un bar ristoro che sforna primi piatti e porzioni di arrosticini come se non ci fosse un domani) accogliente e scenografica, che si sviluppa attorno al fiume Verde. Quando ci vuole ci vuole, no?

Se anche voi, come me, vi siete riscoperti appassionati di trekking, o semplicemente sentite ogni tanto l’urgente necessità di ricaricarvi prendendovi una pausa nella natura, provate a trovare nuovi spunti nei miei post sulle passeggiate facili in Friuli Venezia Giulia, sul weekend al lago di Ledro oppure lungo la sponda trentina del lago di Garda, sull’escursione sull’Etna e sul break immersi nella natura dei laghi di Bohinj e di Bled, in Slovenia.

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